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Eutanasia, referendum. Sull’«omicidio del consenziente» partita giuridica e politica

24/08/2021

Ci sarà davvero un referendum per rendere lecita l’eutanasia? Stando alle cifre diffuse lunedì dai promotori radicali, le 500mila firme fissate dall’articolo 75 della Costituzione sono già state superata, ed entro il termine di tre mesi (il 30 settembre) dall’inizio della campagna si punta a quota 750mila: non solo una soglia di sicurezza per mettersi al riparo dall’inevitabile scrematura in fase di validazione ma anche un fatto politico di peso.

Toccherà poi alla Corte Costituzionale valutare se il quesito referendario sia conforme alla Carta, un punto sul quale è già chiaro l’interrogativo sul tavolo dei giudici: la possibile cancellazione della prima parte dell’articolo 579 del Codice penale che sanziona l’«omicidio del consenziente» (chi chiede di essere ucciso, la fattispecie dell’eutanasia) può infatti aprire un vuoto normativo.

In mancanza di una legge – il referendum è solo abrogativo – potrebbe accedere all’eutanasia chiunque, senza regole e senza "salvare" categorie di cittadini tranne quelle previste dalla parte dell’articolo 579 lasciata integra dal referendum (minorenni, infermi di mente, persone cui il consenso sia stato estorto). Nessuna obiezione di coscienza, niente limiti di condizioni fisiche: il solo intervento abrogativo consentirebbe di ottenere la morte anche a una persona sana che ne fa richiesta, mentre le leggi sull’eutanasia vigenti in altri Paesi (Olanda, Belgio, Spagna), pur permissive, dettano un elenco di condizioni per l’accesso. Un nodo giuridico problematico.

Se la Corte optasse per il via libera al referendum, c’è già chi fissa la data: Marco Cappato, leader radicale e personaggio simbolo della campagna per l’eutanasia, ieri parlava di un giorno «tra il 15 aprile e il 15 giugno», come prevede all’articolo 34 la legge 352/1970 che regola le consultazioni referendarie.

L’indubbio successo dei tavoli per le firme deve però anche fare i conti con un fatto non ignorabile: a dispetto di chi continua a parlare di «inerzia del Parlamento», la Camera sta lavorando su un disegno di legge per dare attuazione alla sentenza 242 del 2019 con la quale la Corte Costituzionale delimitò il perimetro del ricorso al suicidio assistito proprio per evitare derive eutanasiche, definendo una «circoscritta area di non conformità costituzionale» dell’articolo 580 sull’aiuto al suicidio.

E legalizzare l’eutanasia andrebbe assai oltre i limiti dettati dalla stessa Consulta al legislatore. La partita, insomma, è appena iniziata.


Francesco Ognibene (Avvenire)



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