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A Oppido in Cattedrale l’ordinazione diaconale di Vincenzo Alampi, Fortunato Morsetti e  Igor Scalamandrè

24/01/2023

Evento di grazia vissuto significativamente dalla nostra Chiesa diocesana nella Cattedrale-Santuario Maria SS. Annunziata di Oppido Mamertina la sera del 22 gennaio, nella Terza Domenica del Tempo Ordinario, dedicata da Papa Francesco alla “celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio con l’ordinazione diaconale dei seminaristi:  Domenico Alampi della Parrocchia San Francesco di Paola in Gioia Tauro, Fortunato Morsetti della Parrocchia San Procopio in San Procopio e Igor Scalamandrè della Parrocchia San Giovanni Battista in Rosarno.

La solenne concelebrazione è stata presieduta dal nostro Vescovo S.E. Rev.ma Mons. Francesco Milito in presenza del numeroso clero convenuto, in una cattedrale gremita di fedeli provenienti soprattutto dalle parrocchie degli ordinandi e dai paesi in cui hanno svolto il servizio. La liturgia è stata animata dal Coro diocesano diretto dal maestro Don Domenico Lando.

Il Vescovo, richiamando la terza Domenica della Parola di Dio, che quest’anno ha come tema Animatori della Parola! «Vi annunciamo ciò che abbiamo veduto» ha spiegato  come questa domenica è soprattutto dedicata alla istituzione dei lettori e dei catechisti, in quanto ministeri con mandato speciale, secondo le disposizioni di Papa Francesco sottolineando come da tempo, nella nostra Diocesi, egli vada stimolando l’attenzione e l’invito a scoprirli come “vocazione” per il servizio al Popolo di Dio nell’attesa che  si avviino presso l’ISTeP i Corsi di una speciale preparazione per aiutare a fare della propria, la voce del Verbum Dei e del Verbum Domini.

Poi con riguardo all’ordinazione diaconale dei tre giovani che, sposando la Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi, entrano nel Clero guardando dopo il congruo tirocinio in corso, al prossimo traguardo che li immetterà nel presbiterio, ha spiegato come vi sia un legame con i ministeri di lettore e di catechista perché da questo giorno la Parola proclamata può essere da loro anche distribuita nella predicazione e con la Catechesi.

Si è poi soffermato sulla parola della Liturgia della terza Domenica del tempo ordinario da cui gli ordinandi possono cogliere una prima grande lezione: la dedizione alla missione che dev’essere immediata, totale, senza riserve.

Il Vescovo ha poi indicato una seconda provocazione, vale a dire: quando ha già un posto nella nostra vita, l’adesione alla chiamata del Signore non può, non deve conoscere rifiuti presentati con scuse pur fondate o motivazioni umane. Alla Parola divina invitante deve corrispondere la parola umana accettante perché la perfetta sintonia tra Parola di Dio rivolta e parola dell’uomo accettante è la fonte della pace in noi e nella Chiesa.

Un’ultima provocazione del Vescovo: il Signore agisce con stile sempre identico: passa, vede, chiama, ma intervenendo con ciascuno nel suo specifico momento di grazia, che è diverso, perché diverse sono le persone e loro occupazioni nelle quali egli si inserisce in modo inatteso. Così lo straordinario entra nell’ordinario e lo cambia, lo trasfigura, gli dà una svolta di vita.

Ha poi proseguito richiamando le successive azioni di Gesù che percorreva la Galilea «insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo», tempo questo propedeutico perché i primi apostoli capissero e sperimentassero sul campo la missione del Maestro: andare, non aspettare; non selezionare i luoghi, le Galilee che troviamo comode; insegnare, cioè esercitare l’alto magistero illuminante delle coscienze, annunciare la bella e nuova realtà che il Regno, già presente in lui, assume; rendere questa gioia, operante e contagiante, nel popolo guarito da ogni sorta di malattia e di infermità, diventato così anch’esso potenziale soggetto evangelizzatore per quella serena letizia che ogni liberazione del male reca con sé.

Traendo spunto da queste riflessioni, il Vescovo si è rivolto a Domenico, Fortunato, Igor e a partire dalla consegna del Libro del Sinodo li ha invitati a prendere a cuore l’inculturazione del Sinodo che soprattutto sollecita ad ascoltare, osservando; andare, annunciando; farsi presenti nelle periferie esistenziali e prossimi alle ultimanze; camminare per gli altri e con gli altri, stile permanente di Gesù, che deve essere lo stile ordinario, cioè quotidiano dell’apostolo invitandoli a non confondete le difficoltà, con l’impossibilità perché  «nulla è impossibile a Dio».

Ha poi richiamato la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani in atto, nata nel secolo scorso dall’anelito dell’attenzione della preghiera di Gesù – Ut unum sint – ritorno alle sorgenti e che va coltivata sempre durante l’anno. Rifacendosi alla lettura di san Paolo del giorno, in cui si parla delle discordie nella Comunità di Corinto, ha sottolineato come        il quadro dell’Apostolo è attualissimo perché anche oggi vi sono comunità cristiane dove si coltivano simpatie e attaccamenti che si rendono manifesti soprattutto nel caso di cambiamenti in occasioni di provvisioni canoniche per altre sedi. Sua Eccellenza ha affermato che quello che fa la differenza dell’essere cristiano è l’essere uniti tutti in Cristo a patto che non lo si interpreti a proprio comodo: “Nel presbiterio - ha sottolineato - si appartiene tutti solo ed esclusivamente a chi ne è il fondante, il Sommo Sacerdote Gesù”.  È doveroso per questo un esame di coscienza ed è necessaria la conseguente conversione, quella ricordata da Gesù all’inizio del ministero e rivolta a tutti; quella posta “nel nostro Sinodo a fondamento primo della sua inculturazione e frutto dell’Eucaristia vissuta”.

Ha invitato, per questo Domenico, Fortunato, e Igor, primi diaconi dopo la sua chiusura del Sinodo, ad essere i primi diaconi della sua applicazione: “Siate sinodali in voi stessi e per gli altri; in voi, per l’unità interiore con la SS. Trinità; per gli altri, coltivando aperture senza riserve, per come abbiamo pregato in questi anni. Appartenete a Cristo e, solo in lui, ad ogni confratello…Siate di Cristo, di nessun altro”.

Alla fine della celebrazione il Vescovo ha ringraziato il clero presente e quanti, compagni di viaggio e guide, sono venuti per vivere insieme questo momento, i genitori dei ragazzi cui deve andare l’affetto e il rispetto per il mistero che in loro da questo giorno si fa vita. Ha infine invitato i nuovi diaconi a esprimere le loro sensazioni, cosa che essi hanno fatto visibilmente commossi ed emozionati.

Ai nuovi diaconi gli auguri perché, fortificati dallo Spirito Santo, in un ministero fecondo, compiano fedelmente il loro servizio diaconale.

Ufficio Comunicazioni Sociali


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