News dalla Calabria

Torna alla lista

Festa del Battesimo del Signore, l'omelia del vescovo Savino

07/01/2023



 

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17

 

Domenica  8  Gennaio 2023

Con questa Domenica si conclude il tempo del Natale, con un’ulteriore Epifania. Abbiamo celebrato, infatti, a Natale la manifestazione-epifania del Salvatore “ai poveri”, all’Epifania la manifestazione alle genti, oggi, con il Battesimo di Gesù, celebriamo la sua manifestazione a Israele, concludendo così il tempo delle epifanie dell’incarnazione.

Fino all’accadimento del Battesimo constatiamo un lungo silenzio dall’infanzia di Gesù: “Dove Gesù ha vissuto la sua giovinezza? Dove ha imparato a leggere le sante Scritture? Dove è diventato un uomo maturo di circa trent’anni (cfr. Lc 3,23)? I vangeli non ci danno risposte. Possiamo solo dire che, negli anni immediatamente precedenti al battesimo, Gesù è stato discepolo del Battista nel deserto di Giuda, come Giovanni stesso ci testimonia nella sua predicazione messianica: “Chi viene dietro a me (opíso mou), chi è alla mia sequela è più forte di me” (Mt 3,11; Mc 1,7)” (cfr. Enzo Bianchi).

Al Battesimo al Giordano dobbiamo capire che cosa accadde di fondamentale prima a Gesù e poi anche a noi.

Cosa accadde a Gesù? Accadde che Gesù giunse ad una decisione dopo un lungo percorso di discernimento e di consapevolezza circa la sua identità e missione in concomitanza all’azione dello Spirito, all’“unzione” che lo Spirito compì su di Lui. Scriveva Tertulliano nel suo “De Baptismo”: si chiama Cristo perché Unto dal Padre con lo Spirito. 

Commenta Cirillo di Gerusalemme, in modo lapidario: “Perché ci sia un Unto, un Christós, occorre qualcuno che lo unga, il Padre, e qualcuno che sia unzione, lo Spirito santo. Ecco il senso del nome di Cristo”.

In ogni racconto del Battesimo secondo i Sinottici, oggi leggiamo la versione di Matteo, una importanza significativa riveste la “voce del Padre” che non solo ci fa cogliere l’identità di Gesù ma riconduce tutta la Sua missione e la Sua vocazione alla continuità con tutta la storia della salvezza che lo precede. Le parole del Padre hanno tre precisi riferimenti all’antico testamento, al primo patto (1) Salmo 2: “Tu sei mio Figlio”. Il Signore si rivolge al Re-Messia intronizzandolo come Messia e Figlio (gli evangelisti Marco e Luca fanno dire al Padre proprio questa stessa parola del Salmo rivolta a Gesù: Tu sei il mio Figlio, l’amato; l’evangelista Matteo preferisce una proclamazione per tutti: questi è il Figlio mio, l’amato); (2) questo figlio, è l’amato (agapetòs) che ci riporta al capitolo 22 del Libro della Genesi, alla scena del sacrificio di Isacco, in cui Isacco è detto per ben tre volte Figlio Amato. Essere figlio amato comporterà per Gesù passare per il dono totale di sé; (3) il terzo testo evocato è l’oracolo di Isaia che è stato proclamato come prima lettura oggi, un testo che identifica Gesù con il profeta su cui Dio pone il suo compiacimento, è il Servo del Signore, il Servo Sofferente che si fa carico dei peccati del popolo e lo salva attraverso una inspiegabile via di dolore.

Al Giordano la scelta di Gesù di mettersi in fila con i peccatori (andavano a farsi battezzare da Giovanni quelli che volevano consegnare i loro peccati, dichiarando la disponibilità alla conversione) è già una scelta di campo: Lui, che era senza peccato, si mette dalla parte delle persone fragili di ogni tipo, per accompagnarli alla vita, alla verità, alla relazione con quel Padre di cui prende coscienza di essere il Figlio Amato. Si mette in fila con loro per proclamare che anche loro sono figli amati e che potranno essere immersi in quella stessa relazione di amore.

L’apertura dei cieli attesta che in Gesù accade e riprende una comunicazione profonda tra il mondo celeste e il mondo terrestre, tra Dio e la terra. Ormai Gesù è consapevole della sua identità, della sua missione e della volontà del Padre su di Lui.

In conclusione per noi al Giordano cosa accade? “Di certo non accade che riceviamo un buon esempio da Gesù che si fa battezzare per dirci la necessità di farsi battezzare! È banale e purtroppo lo si ripete! A noi, invece, accade che la nostra umanità è unta di Spirito nell’umanità di Gesù: lo Spirito che riposa su di Lui ci verrà dato in pienezza se ci lasciamo liberamente immergere nell’amore di quel Signore che tutto si dona e nulla trattiene per sé” (cfr. P. Fabrizio Cristarella Orestano).

Veramente bella e buona la notizia della liturgia di oggi, in Gesù tutti siamo fatti figli amati e da tali potremo vivere: l’incarnazione così continua.

Chiediamo alla Madonna, Lei preservata, preservata da ogni peccato, chiediamo alla Madonna di vivere nella sua grazia.

Buona Domenica.

                                                                               Francesco Savino



Fotogallery