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SOLENNITÀ DI MARIA SS. MADRE DI DIO - Mons. Francesco Savino

31/12/2022


Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

 

Domenica 1 Gennaio 2023

 

 

Un nuovo anno inizia e il Vangelo ci riporta alla mangiatoia di Betlemme, dove è deposto Gesù appena nato. I pastori, dopo aver contemplato “il Bambino adagiato nella mangiatoia”, diventano testimoni e “cominciano a glorificare e a lodare Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”. Oggi, però, la nostra attenzione si rivolge in maniera specifica all’ultimo versetto del brano evangelico: “Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”. Meditando in profondità queste parole si approfondisce la nostra contemplazione del mistero del Natale, il mistero dell’umanizzazione di Dio attraverso la venuta di Gesù nella carne in mezzo a noi. 

Gesù viene circonciso, otto giorni dopo la sua nascita, con il gesto che lo rende appartenente al popolo dell’“alleanza santa” stipulata con Abramo (Cfr. Gen 17, 10-11). La circoncisione del corpo di Gesù ci dice il suo essere ebreo, ebreo per sempre. L’evangelista Luca fa memoria di questo evento per mostrare che la promessa fatta ai padri ora si è compiuta ma questo segno, è giusto ricordarlo, verrà superato dalla Nuova Alleanza, per la quale è fondamentale la circoncisione del cuore, predicata già dai profeti (Cfr. Ger 4, 4) e poi portata a compimento definitivamente da Gesù lungo tutta la sua vita (Cfr. Col 2, 11). 

Insieme alla circoncisione, riceve anche il nome, coerentemente all’annuncio dell’angelo. Giuseppe e Maria, infatti, lo chiamano Gesù, Jeshu’a, che significa “il Signore Salva” e, quindi, salvatore. Questo nome è dato da Dio stesso, non dagli uomini! Gesù è un bambino che nasce per libera decisione di Dio e soltanto a Lui spetta di imporgli il nome che dice l’identità: invocazione di salvezza e nello stesso tempo azione di salvezza. Tutta la vita di Gesù sarà al servizio di tutti per la loro salvezza. Gesù, comunque, è nato “da donna” (Cfr. Seconda lettura Gal 4, 4) e quella donna è Maria che oggi festeggiamo come la Madre di Dio, sotto il cui segno la liturgia la pone come la “Donna dell’Inizio”. Maria è colei che genera, colei che è sempre agli inizi di una nuova vita, di un nuovo tempo, di una nuova storia. Lei che custodiva tutto ciò che osservava intorno alla mangiatoia e meditava nel suo cuore. 

“Nel cuore e nel corpo accolse il Verbo di Dio”, dice la Lumen Gentium (n. 53) con una espressione felice e poi aggiunge “e portò la vita al mondo”. Maria è madre soprattutto perchè accoglie nel suo cuore il seme di una Parola che, per fiorire e produrre frutto, necessita di essere custodita e curata con immenso amore (Cfr. Lc 8, 15.21). Gesù, custodito da Maria e da Giuseppe, è benedizione e sorgente di pace! Proprio per questo il Papa San Paolo VI volle, con una intuizione profetica, che il primo gennaio fosse la Giornata Mondiale della Pace. Il tema di quest’anno è: “Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal COVID-19 per tracciare insieme sentieri di pace”. 

Nel suo messaggio, Papa Francesco dice: “Cosa, dunque, ci è chiesto di fare? Anzitutto, di lasciarci cambiare il cuore dall’emergenza che abbiamo vissuto, di permettere cioè che, attraverso questo momento storico, Dio trasformi i nostri criteri abituali di interpretazione del mondo e della realtà. Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è l’ora di impegnarci tutti per la guarigione della nostra società e del nostro pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, seriamente impegnato alla ricerca di un bene che sia davvero comune… Lo scandalo dei popoli affamati ci ferisce. Abbiamo bisogno di sviluppare, con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione, in particolare nei confronti dei migranti e di coloro che vivono come scartati nelle nostre società. Solo spendendoci in queste situazioni, con un desiderio altruista ispirato all’amore infinito e misericordioso di Dio, potremo costruire un mondo nuovo e contribuire a edificare il Regno di Dio, che è Regno di amore, di giustizia e di pace”.

Auguriamoci che il Signore durante quest’anno, prendendoci cura reciprocamente gli uni degli altri, faccia risplendere il Suo volto su tutta l’umanità e ci faccia grazia.

Un anno generativo di armonia per tutti! 

 

   Francesco Savino



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