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NATALE DEL SIGNORE - Mons. Francesco Savino

31/12/2022



Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

Domenica  25  Dicembre  2022

 

Egli è qui.
È qui come il primo giorno.
È qui tra di noi come il giorno della sua morte.
In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno.
In eterno tutti i giorni.
È qui fra di noi in tutti i giorni della sua eternità.
Il suo corpo, il suo medesimo corpo, pende dalla medesima croce;
I suoi occhi, i suoi medesimi occhi, tremano per le medesime lacrime;
Il suo sangue, il suo medesimo sangue, sgorga dalle medesime piaghe;
Il suo cuore, il suo medesimo cuore, sanguina dal medesimo amore.
(…)
È la medesima storia, esattamente la stessa, eternamente la stessa, che è accaduta in quel tempo e in quel paese e che accade tutti i giorni in tutti i giorni di ogni eternità

(Da: Il mistero della carità di Giovanna D’Arco).

Voglio iniziare così, con le parole di Pèguy, questo mio dire, perché potentemente ci viene risvegliata la speranza e la certezza della Sua compagnia e della Sua tenerezza.

“Un giorno Santo è spuntato per noi … Oggi una splendida luce è discesa sulla terra”: così annuncia il canto al Vangelo di questa Eucaristia che ci introduce molto bene nello spirito di questo giorno di Natale, giorno reso Santo da quella “splendida luce” che ha illuminato la notte oscura dell’umanità e ora brilla nella pienezza del suo fulgore. Natale è il giorno di luce e di gioia profonda perché una bella notizia esplode su tutta la terra: Dio si è fatto come noi e non dobbiamo assolutamente avere timore di dirlo. È veramente così: come noi! La nostra fragile e debole natura umana è stata assunta da Dio che ha scelto, incredibilmente, di farsi “un frammento” di questa umanità di cui siamo parte. Questa scelta di Dio riempie di stupore chiunque si accosti a questo mistero di amore. A Natale scopriamo che Dio è assetato di relazione positiva e propositiva con noi uomini e donne, sue creature. “La Chiesa, come è noto, scelse la data del 25 di dicembre, vicinissima ai giorni del solstizio d’inverno, i giorni più bui dell’anno, per celebrare la nascita di Gesù e questo lo fece di certo per sostituire la popolarissima festa pagana della nascita del “Sole invitto” (cioè che non può essere vinto perché la sua luce che è decresciuta inizia di nuovo a crescere) con quella della nascita del vero sole, Gesù Cristo, ma questo certamente fu fatto anche per dire che la nascita di Gesù porta vita, luce, gioia e calore nel buio e nel freddo, anche se piove o nevica…simbolo potente questo dei cuori che «giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,79)” (Cfr. Monastero di Ruviano).

Il Natale quest’anno ci trova senz’altro immersi in una “ombra di morte”: la guerra in Ucraina e non solo, la crisi economica finanziaria che colpisce sempre di più le persone impoverite, la crisi energetica, una sorta di indifferenza che “uccide le relazioni”, una solitudine per tanti e ancora paura per la pandemia …

Spesso incontrando tante persone qualcuno mi dice con un sano realismo: “quest’anno non c’è niente da festeggiare!”. È comprensibile questo stato d’animo, questa voglia di non festeggiare nulla ma non possiamo arrenderci e dobbiamo, nonostante tutto, osare far festa perché proprio quel “bambino adagiato nella mangiatoia”, l’Emmanuele, il Dio con noi, è fondamento e ragione di ogni speranza, perché in modo definitivo Dio si è legato in maniera indissolubile all’umanità, ad ogni uomo e donna. Il prologo di San Giovanni, che con felice intuizione la Chiesa fa proclamare nella Messa del giorno, ci fa cogliere il senso più drammatico della nostra libertà: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 9-13). Accade, allora, a Natale una duplice possibilità: o Dio abortisce dentro di noi oppure, facendogli spazio, diventiamo suoi figli, figli di Dio.

San Giovanni Crisostomo ci ammonisce: “il Natale ci invita a seguire l’esempio di Gesù e a vivere la nostra vita in modo da amare e servire gli altri. Gesù è nato in una povera stalla, e ha vissuto la sua vita facendo il bene e servendo gli altri. Egli ci ha insegnato l’importanza di aiutare gli altri, di condividere quello che abbiamo con gli altri, e di amare il prossimo come noi stessi” (Omelie sulla Natività, 2,2).

E San Basilio il Grande puntualizza: “il Natale ci ricorda che siamo tutti fratelli e sorelle in Cristo, e che siamo chiamati a vivere la nostra vita in modo da aiutare gli altri e servire gli altri” (Omelie sulla Natività, 3,1).

La fraternità allora è la grande e conseguente lezione del Natale e al tempo stesso il grande compito che ci viene affidato. Apriamo la nostra vita al Signore che è venuto che viene e che ritornerà come ci suggerisce Sant’Agostino:

“Svegliati uomo:

per te Dio si è fatto Uomo.

Svegliati tu che dormi,

destati dai morti e

Cristo ti illuminerà.

Per te Dio si è fatto uomo.

Saresti morto per sempre,

se Egli non fosse nato nel tempo.

Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura,

se non avesse assunto

una natura simile

a quella del peccato.

Una perpetua miseria

ti avrebbe posseduto,

se non fosse stata elargita questa misericordia.

Non avresti ricevuto la vita,

se Egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte.

Saresti venuto meno,

se non ti avesse soccorso.

Saresti perito,

se non fosse venuto”.

Buon Natale a tutti.

   Francesco Savino



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