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NATALE DEL SIGNORE Messa della Notte - Mons. Francesco Savino

31/12/2022

NATALE  DEL  SIGNORE  2022

 Is 9,1-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14

MESSA  DELLA  NOTTE

 

“Il Padre pronunciò la Parola in un eterno silenzio ed è in silenzio che essa dev’essere ascoltata dagli uomini” (San Giovanni della Croce).

Credere nel Natale significa lasciare che la Sua Parola ci introduca dentro il mistero di una scelta indeducibile ma vera, per giungere pienamente e profondamente al senso della vita. Una scelta che non può essere compresa, cioè racchiusa nella logica che ci muove ogni giorno. E per questo ci meraviglia e trasforma, allargando lo spazio del pensabile.

“A Natale non celebriamo un ricordo, ma una profezia. Natale non è una festa sentimentale, ma il giudizio sul mondo e il nuovo ordinamento di tutte le cose. Quella notte il senso della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, da una città verso una grotta, dal tempio a un campo di pastori. La storia ricomincia dagli ultimi” (padre Ermes Ronchi).

È proprio il “caso serio” della vita il Natale: Dio si fa uno di noi, Lui c’è, sempre e comunque, ma noi possiamo venire meno, non esserci, fare di Lui un assente, un non nato.

È proprio grande la lezione del Natale: i nostri errori, le nostre fragilità, il nostro peccato, il nostro non-senso, il nostro vuoto, sono i luoghi privilegiati di Gesù, se lo lasciamo entrare. Gesù è il Salvatore: apriti!

Accetta, con vera umiltà, di non essere autosufficiente e prendi quella decisione che hanno preso in tanti, cambiando la loro vita e mettendo in discussione le loro logiche per fare spazio, in Gesù, al nuovo di Dio.

È accaduto anche a me, ve lo garantisco, e ancora oggi sono felice di quella decisione, perché da lontano che ero ha realmente cambiato la mia esistenza, soprattutto il mio sguardo sulla realtà, su ciò che mi ha circondato e che mi circonda, dando alla vita un orientamento diverso.

Dio si fa debole, piccolo, perché ci mette nella condizione, noi solo apparentemente forti, ma in realtà piccoli e deboli, di incontrarlo.

Un invito, una esortazione che vi faccio come vostro Pastore e compagno di strada: meravigliamoci e impariamo da chi ha fatto questa esperienza di incontro con Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi.

Un grande teologo del ʼ900 così affermava: “Per comprendere il Natale occorre partire dall’esperienza che le persone attorno a Gesù hanno fatto concretamente con questo Gesù … sperimentarono infatti un essere umano come erano loro stesse, storicamente condizionato, con una vita comune che tende inesorabilmente alla morte; un uomo che parlava la loro lingua, che accettava fino in fondo con naturalezza e semplicità la sua situazione sociale e religiosa, che sentiva e viveva come tutti gli esseri umani che gli stavano attorno; un uomo che parlava e taceva, che gioiva e piangeva, che visse e morì; gli si potevano gettare al collo… un uomo che visse con la problematicità senza risposta propria dell’essere umano” (Karl Rahner).

Al di là di ogni romanticismo o buonismo che possono caratterizzare il Natale di ogni anno, farsi piccoli, come Dio, significa entrare in una condizione di rischio e di dipendenza dagli altri, spesso persino di esclusione e insignificanza. Questo spaventa è può apparire a chi vuole ostentare potenza e forza come un di meno di vita e quasi di virilità. Eppure, è nel contatto con la propria debolezza che si fa evidente la disponibilità di Gesù anche per le nostre case e le nostre persone, per i nostri paesi e le nostre parrocchie, per una società civile bisognosa di guarire dalla prepotenza e dall’ingiustizia.

Gesù si abbassa fino in fondo per prendere per mano il più infangato, il più abbandonato a se stesso, il più grande peccatore. Non succede anche questo nelle nostre carceri dove la misericordia di Dio si manifesta con tutta la sua forza, anche e non solo attraverso chi da lavoratore o volontario vive accanto ai detenuti?

Quando prendiamo tra le braccia un bambino diventiamo più delicati e più teneri: “Questo per voi è il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”, così il Vangelo di Luca di questa notte.

Immaginiamo, allora, di prendere fra le nostre braccia quel bambino adagiato nella mangiatoia che è Gesù e facciamo di Lui la ragione e la gioia della nostra vita. Non saremo meno forti; non saremo meno adulti; non saremo meno liberi. In lui la piccolezza è inizio di un’altra umanità.

Occorre desiderarlo, rendersene conto: non si può domandare una cosa da cui non si è attratti, non si può domandare una cosa che non si desidera.

Desiderium praesuppostum spei, cioè il desiderio è il presupposto della speranza, così ancora San Tommaso inizia il trattato ultimo sulla speranza.

Una speranza chiara da questo abbraccio, da questo incontro: la vita è più bella! Torniamo ad essere più umani, come Dio è umano!

Buon Natale!

   Francesco Savino



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