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Catanzaro: Omelia di S.E. Mons. Claudio Maniago per la Messa nella Notte nella Solennità del Natale del Signore

25/12/2022

Fin dall’antichità gli uomini sono stati turbati dal buio che aumentava nelle giornate d’inverno. Temevano che prima o poi il sole non sarebbe più sorto e che tutta la vita sarebbe stata avvolta dalle tenebre. Pian piano, però, proprio nel cuore dell’inverno, il sole cominciava a vincere la sua battaglia, diradando sempre più l’oscurità della notte. A volte abbiamo l’impressione che anche la nostra vita somigli a un lungo inverno. Siamo anche noi presi dallo scoraggiamento. E la vita ci sembra un lento procedere verso un inesorabile declino. E le vicende della storia, la debolezza delle istituzioni, gli inganni dei potenti, non fanno altro che consolidare l’impressione di vivere in una lunga notte dell’umanità. È dentro questa notte dell’umanità che risuona l’annuncio di una parola che squarcia le tenebre: la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Così la liturgia di questa santa notte di Natale ci presenta infatti la nascita del Salvatore: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). «Un angelo del Signore si presentò [ai pastori] e la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,9). Il Natale è come luce che penetra e dissolve la più densa oscurità. La presenza del Signore in mezzo al suo popolo ci viene incontro e risponde al nostro bisogno di luce per poter vedere. Noi uomini, infatti, facciamo fatica a vedere, non riusciamo a vedere e, talvolta, non vogliamo vedere. Senza la luce del Natale non riusciamo ad avere uno sguardo vero e misericordioso sul mondo, non riusciamo ad evitare di ridurre il mondo e gli altri alle nostre interpretazioni soggettive. È essenziale avere la luce che ci permette di cogliere il senso di Dio, della vita, dell’uomo, della famiglia, della convivenza sociale.

La luce che squarcia il buio ci rivela innanzi tutto che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. L’annuncio della notte di Natale ci parla infatti dell’umiltà di Dio portata all’estremo; dell’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Illuminati da questa santa notte, possiamo accogliere il messaggio che tutti aspettavamo, quello che tutti cercavamo nel profondo della nostra anima, cioè la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza.

Il Natale ci chiede d’accogliere il dono della luce della notte di Betlemme, che fa vedere in modo “nuovo” anche le persone e le situazioni; la luce, per esempio, che ha permesso al Samaritano – a differenza di chi era passato prima di lui – di vedere l’uomo e di fermarsi a soccorrerlo. È lasciarsi illuminare dalla luce del Natale che fa la differenza e che ci fa comprendere come mai il sacerdote e il levita non hanno visto quello che, invece, ha visto il Samaritano.

Nella luce del Natale il bene diventa possibile e conseguenza di un nuovo modo d’essere, mentre per chi è nelle tenebre l’unica cosa che emerge è l’io che nasconde Dio e il prossimo; le tenebre sono frutto dell’io che vuole essere prima di tutto e il centro di tutto. Quando si è nella luce si compiono facilmente anche i gesti più complicati; quando si è al buio, invece, anche i gesti più semplici diventano problematici. Senza luce non riusciamo a vedere la realtà così com’è, ne scorgiamo solo una parte e, a volte, nemmeno quella. Quando manca questa luce di verità tutto diventa complicato, opinabile, indecifrabile; ognuno getta il suo parziale e personalissimo fascio di luce su ciò che vede e il risultato è che non riesce più a cogliere la verità e la misericordia di Dio, ossia Gesù, salvatore del mondo.

Gesù è la luce misericordiosa di Dio, che ci illumina e permette di vedere bene. Gesù, quindi, è davvero essenziale e necessario anche per i nostri giorni così complessi e per certi aspetti tenebrosi, ecco il senso del Natale! Gesù, a Natale, nel Suo mistero salvifico, esprime nel simbolo della luce il dono di un amore che offre alla nostra intelligenza la sapienza del cuore, rendendola capace di vedere e, quindi, di amare. Così il nostro sguardo diventa come quello del Buon Samaritano. Solo chi ama vede bene, come si dice ne “Il piccolo principe”: “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. La luce del Natale, che rischiara le tenebre dell’umanità, ci dona la capacità di vedere col cuore. Così la luce della fede e la carità stanno insieme e non sono mai in contrasto fra loro. La vita del cristiano è un vedere nell’amore e un amare nella luce della Verità.

Sarà un buon Natale se permetteremo alla luce del Natale di penetrare nel nostro cuore e di rischiarare il buio del nostro egoismo, dei dissidi e delle incomprensioni soprattutto nelle nostre famiglie, della nostra autosufficienza con cui spesso pensiamo di poter fare a meno di Dio, dei nostri piccoli interessi personali che spesso si costruiscono a scapito degli altri, del nostro orgoglio che ci impedisce di vivere la comunione, della nostra facilità al giudizio e alla discriminazione, del nostro pensarci Figli di Dio senza avere il coraggio di mettersi in umiltà davanti al Figlio che ci è stato donato proprio in questa notte e che dal cuore del presepio ci dona la grazia della tenerezza nelle circostanze più dure della vita, la grazia della prossimità di fronte ad ogni necessità, della mitezza in qualsiasi conflitto.

Con questo spirito, illuminati dal Bambino che è nato per noi, vogliamo fare gli auguri di Buon Natale: li facciamo soprattutto alle persone sole perché dimenticate e respinte, li facciamo ai sofferenti e in particolare a chi sta soffrendo la follia della guerra, li facciamo ai poveri sia per le difficoltà della situazione sociale, sia per il bisogno di attenzione e vicinanza, li facciamo a ciascuno di noi perché accogliendo l'invito di questa santa Notte, ci rendiamo più disponibili a vivere con concretezza la nostra carità, illuminata dalla luce di questo Bambino che è nato proprio per noi.



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