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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno C) -Mons. Francesco Savino

29/10/2022


 

Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Ts 1,11 - 2,2; Lc 19, 1-10

 

30  Ottobre  2022

 

Gesù è sulla via che dalla Galilea sale verso Gerusalemme, la meta del viaggio da Lui intrapreso con grande decisione (cfr. Lc 9, 51). Entra nella città di Gerico, una tappa del suo viaggio, e mentre l’attraversava s’imbatte in Zaccheo “…capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro perché doveva passare di là”.

Gesù non vede in Zaccheo solo un delinquente, un usuraio, un poco di buono, come gli altri si ostinano a giudicarlo, sa andare oltre, vedere in profondità (tra l’altro, ironia della sorte, il nome Zakkaj significa “puro, innocente”). Zaccheo è l’emblema per eccellenza del pubblico peccatore, che si è arricchito grazie ad una condotta ingiusta. Egli, consapevole di essere peccatore, ha comunque nel cuore il desiderio di incontrare Gesù, forse solo per curiosità (Chi era costui che attirava tanta folla?), forse per interesse? Forse per quello che aveva sentito dire di lui? Non sappiamo…forse nella speranza che Lui potesse cambiare la sua vita. Infatti cercava di vedere Gesù, di conoscerlo, come anche noi andiamo alla ricerca di Gesù partendo dalla nostra condizione di vita fatta di oscurità, di peccato e anche di qualche luce.

Ed ecco che avviene nella vita di Zaccheo un accadimento che cambia completamente la sua vita: “Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»”.

In questo incrocio di incontro c’è tutto il senso della vita cristiana.

Noi vogliamo vedere Gesù, ma è lui che ci vede, ci ama in anticipo, ci chiama e ci offre la vita in abbondanza. D’altra parte, se è vero che l’iniziativa è di Gesù ed è gratuita, si innesta però su una disponibilità dell’uomo, a cui spetta la responsabilità di predisporre tutto all’entrata di Gesù nella sua vita: se Zaccheo quel giorno non fosse salito sull’albero, per Gesù sarebbe rimasto un anonimo in mezzo alla folla!” (cfr. Enzo Bianchi).

Notiamo la delicatezza delle parole di Gesù perché non dice a Zaccheo scendi subito perché voglio convertirti, oppure convertiti e opera frutti dalla conversione, gli chiede soltanto di essere suo ospite. 

Entriamo veramente nel cuore dell’incontro tra Gesù e Zaccheo, nel cuore di una verità che, se ci crediamo davvero, può cambiare la nostra vita: non è la conversione che causa il perdono da parte di Dio, di Gesù, ma è il perdono che può suscitare la conversione.

Gesù con il suo stile rivela il volto di Dio che ci offre gratuitamente il suo perdono: se lo accogliamo, potremo anche convertirci, non viceversa!

Lo testimonia la reazione di Zaccheo che scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia, grato di non essere stato giudicato, ma amato. La narrazione potrebbe concludersi a questo punto ma, come spesso accade a Gesù, i benpensanti non sopportano la sua libertà e non tollerano il fatto che egli si rivolga soprattutto ai peccatori pubblici.

“Tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!»”.

“Zaccheo allora, restituito alla sua soggettività, parla rivolto a Gesù, che chiama “Signore” (grande confessione di fede!), senza curarsi dei falsi giusti che lo accusano. Costoro peccano nel loro cuore e con il loro occhio cattivo; lui si impegna a compiere un gesto concreto che riguarda le sue ricchezze, e soprattutto riguarda gli altri, i destinatari del suo peccato: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”, ben oltre il dovuto secondo la Legge. Il gesto di quest’uomo è all’insegna della giustizia e della condivisione: questo il modo di impiegare le ricchezze per un discepolo di Gesù” (cfr. Enzo Bianchi).

Dopo la confessione di Zaccheo Gesù fa un commento in due momenti. Prima afferma: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo”, cioè non è soltanto un uomo Zaccheo, ma è anche un membro della comunità di fede di Israele, e la salvezza si manifesta proprio nell’incontro con Gesù.

E poi commenta ancora: “Il Figlio dell’Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”, cioè Gesù parla di sè in terza persona.

È proprio bella la notizia che emerge da questo Vangelo: così come è entrata in quel giorno nella vita e nella casa di Zaccheo la salvezza, generata dall’incontro con Gesù, così in ogni momento della vita di ogni uomo e di ogni donna può accadere come a Zaccheo l’incontro con Gesù che salva.

Annota ancora una volta Enzo Bianchi: “Il suo cercarci e il suo salvarci sono la nostra indicibile gioia, la fonte della nostra possibile conversione. Anche quando ci sentiamo perduti, mai dobbiamo disperare dell’amore misericordioso del Signore Gesù, più tenace di ogni nostro peccato, più profondo di ogni nostro abisso: con lui la salvezza è la possibilità di ricominciare a camminare veramente liberi sulle strade della vita. Ciò che è accaduto quel giorno a Zaccheo, può accadere anche a noi, oggi, grazie all’incontro con Gesù. Questo oggi è sempre di nuovo possibile: niente e nessuno può opporsi al perdono di Dio in Gesù Cristo, che ci consente di ricominciare ogni giorno”.

Un piccolo e grande nota bene, però : se noi non viviamo nell’oggi come facciamo ad incontrare Gesù che è vivo ed è presente nell’oggi della storia?

Buona Domenica.

 

   Francesco Savino



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