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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno C) - Mons. Francesco Savino

27/08/2022


 

Sir 3, 19-21.30-31Sal 67; Eb 12, 18-19.22-24; Lc 14, 1. 7-14

 

28  Agosto  2022

 

Durante il viaggio verso Gerusalemme Gesù viene a sapere che Erode vuole ucciderlo e quindi è invitato a fuggire. Egli non scappa, anzi gli manda a dire che, in obbedienza alla volontà del Padre, deve fare tutto con libertà per portare a termine la sua opera.

Erode è per Gesù solo una “volpe”, che durante la sua passione non gli degnerà neppure uno sguardo, rimanendo muto senza rispondere alle sue domande.

La presenza del Messia, al contrario, è essa stessa una domanda e una provocazione, con un linguaggio non solo verbale ancora più attrattivo.

Un sabato Egli si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, ed essi stavano ad osservarlo: il capo della sinagoga e gli altri capi dei farisei invitarono Gesù per onorarlo? Volevano confrontarsi con lui sulla interpretazione della legge? Volevano metterlo alla prova? L’evangelista Luca annota solamente che stavano a osservare il suo comportamento. Gesù, attento e vigilante su ciò che gli accade intorno, constatando che gli invitati sceglievano i primi posti a tavola, prende la parola per raccontare una parabola.

Gesù dà un insegnamento che mette in guardia dal protagonismo e dall’esibizionismo di chi cerca i primi posti. È chiaro che la parabola è rivolta oggi a noi! Quando siamo invitati a un banchetto, a una festa, non occupiamo il primo posto, credendoci ospiti importanti, perché rischiamo di essere chiamati a lasciare il posto ad un altro invitato più degno di noi.

“È questione di modestia, di non avere un super-io che ti acceca e ti fa credere di valere più di altri. Sarebbe vergognoso che tu fossi costretto a retrocedere davanti a tutti, facendo così emergere la tua indegnità, la pretesa della tua importanza. Resta invece modesto, vicino agli ultimi posti, non sopravvalutarti, e allora forse accadrà che chi ti ha invitato venga a dirti: “Amico, vieni più avanti, più vicino a me!”. Così apparirà a tutti i commensali la tua reale importanza agli occhi del padrone di casa” (cfr. Enzo Bianchi).

Le parole di Gesù non vanno assolutamente intese come un invito a una falsa umiltà, che è tipica di chi si serve anche dell’ultimo posto desiderando nel suo cuore di essere fatto avanzare e così di essere esaltato davanti a tutti. L’intenzione di Gesù è espressa nel detto conclusivo: “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Non esistono strategie o tattiche riguardo all’umiltà! Lo stile di un uomo, di un cristiano deve caratterizzarsi per la semplicità, la discrezione e il disinteresse.

Gesù è l’esempio della vera umiltà, Lui che è venuto tra di noi ed ha preso l’ultimo posto, veramente l’ultimo che nessuno potrà rapirgli.

L’evangelista Luca aggiunge poi un’altra esortazione di Gesù, rivolta non agli invitati ma a chi invita ad un banchetto: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio”.

Triste constatazione questa di Gesù, capace di far emergere il ragionamento di molti che, senza consapevolezza, dicono: “Siccome ci hanno invitati da loro, adesso tocca a noi”, secondo una logica dello scambio utilitaristico che nega ogni gratuità. Diciamo la verità: anche oggi, anzi oggi più che in passato, avviene proprio così, e non siamo più capaci di gratuità, invitare gli altri a casa nostra, perché l’idolo della reciprocità e dell’interesse ci domina. Purtroppo invitiamo qualcuno calcolando quante volte siamo stati a nostra volta invitati da lui, e solo per ragioni che ci assicurano un interesse e un tornaconto.

Gesù ci fa comprendere che un pranzo o una cena di festa sono tali soltanto quando sono offerti gratuitamente, senza attendersi un contraccambio. Nella comunità cristiana, pertanto, occorre invitare a tavola quelli che nessuno invita e che non possono mai contraccambiare l’invito ricevuto: poveri, storpi, zoppi, ciechi, stranieri, bisognosi … gli esclusi. Anche l’eucarestia che celebriamo, se aperta solo a quelli ritenuti o che si sentono giusti, escludendo i poveri e i peccatori perdonati, non è l’eucarestia di Cristo ma una eucarestia “tutta nostra”. Il banchetto eucaristico è imbandito dal Signore ed è per tutti, anche per quelli che si reputano indegni, perché non è il peccato che si oppone alla salvezza ma il ritenersi “degni”, muniti di una giustizia personale: questo impedisce la comunione con Dio e con i fratelli e le sorelle.

Buona Domenica.

 

   Francesco Savino



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