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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno C) Mons. Francesco Savino

13/08/2022


 

Ger 38,4-6.8-10Sal 39; Eb 12,1-4; Lc 12,49-57

 

14  Agosto  2022

 

Il brano del Vangelo di questa ventesima Domenica del Tempo Liturgico Ordinario contiene alcune parole dure e provocatorie di Gesù, ed è uno tra i testi più incompresi, spesso manipolato e strumentalizzato. 

Lo meditiamo cercando di non commentarlo troppo, rispettando la Parola del Signore e cercando di spiegarlo con le altre parole di Gesù, consapevoli che “la Scrittura è l’interprete di se stessa”. 

Gesù sta andando a Gerusalemme con i suoi discepoli e le sue discepole ed è interiormente convinto che la meta di quel viaggio sia la Città Santa che uccide i profeti o quantomeno li rifiuta. In questo suo andare a Gerusalemme Gesù annuncia con parole e gesti, educa e profetizza. Dichiara: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”. La ragione per cui è venuto da Dio sulla terra è proprio quella di “gettare fuoco”. È chiaro che il linguaggio di Gesù è “parabolico”, non parla evidentemente del fuoco che brucia e terrorizza ma di un altro fuoco, di una forza divina che Egli è venuto a portare tra gli uomini e che desidera si manifesti e agisca. Gesù sente la presenza e l’azione di Dio, il Padre, come un fuoco che brucia, illumina e riscalda. Gesù era un uomo passionale, divorato da un fuoco interiore incessante e la sua missione era quella di diffondere la Parola del Padre come un fuoco. Nel Vangelo di Luca il fuoco è soprattutto segno e simbolo dello Spirito Santo, come già aveva annunciato Giovanni Battista, il quale aveva detto che il Messia avrebbe battezzato in Spirito Santo e fuoco. Negli Atti degli Apostoli lo Spirito scende come fuoco vivo e bruciante! Gesù confessa questa sua passione che lo abita, questo suo desiderio forte. Dopo averlo confessato esprime un altro pensiero strettamente legato al primo: “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finchè non sia compiuto!”. Non si tratta di un desiderio di dolore o di sofferenza ma di compiere la volontà del Padre e di donare in pienezza, totalmente, la sua vita. È l’annuncio della sua passione e della sua morte! Questa sua sofferenza è la conseguenza della sua assoluta fedeltà alla volontà del Padre. Lui il giusto, obbediente fino alla morte al progetto di Dio, incontrerà inesorabilmente le reazioni violente dei potenti religiosi e politici.

Il giusto va tolto di mezzo! Per Gesù il battesimo non è un rito formale ma un vero e reale bagno di sangue e di morte. Da parte di Gesù non c’è nessuna volontà “dolorista, masochista” ma solo e soltanto la sua obbedienza alla volontà del Padre che nel mondo incontra rifiuto e morte. Ancora un terzo pensiero che Gesù consegna ai suoi e a noi oggi: “Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”.

Commenta opportunamente Papa Francesco: “… l’affermazione di Gesù di primo acchito può sconcertare (ma non è così!). Egli è venuto a “separare col fuoco”. Separare che? Il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. In questo senso è venuto a “dividere”, a mettere in “crisi”, ma in modo salutare, la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e mondanità, vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo … Si tratta di non vivere in maniera ipocrita, ma di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti, questo è l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe cercare nella vita: coerenza, pagare il prezzo di essere coerenti con il Vangelo” (Angelus, 18 agosto 2019).

Lasciamoci convertire dal Vangelo di oggi chiedendo al Signore di essere passionali e coerenti, nella sequela libera e lieta “dell’umile mio Gesù”.

Buona Domenica.

 

   Francesco Savino



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