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Giornate teologiche a Reggio Calabria, giovani e sfide educative al centro

12/07/2022

Preziosi momenti di formazione sul tema «I giovani e le sfide educative: nella Società, nella Scuola e nella Chiesa». Le Giornate teologiche dell’8 e 9 luglio all’ISSR “Monsignor Zoccali” di Reggio Calabria, svoltesi con modalità mista, hanno registrato la partecipazione di circa 120 persone tra studenti e docenti di varie diocesi.

La professoressa Annarita Ferrato, Direttore dell’ISSR di Reggio Calabria, dopo il saluto, ha spiegato che la scelta del tema scelto per le Giornate teologiche - «I giovani e le sfide educative: nella Società, nella Scuola e nella Chiesa» - è scaturita dall’ascolto in questo tempo sinodale che sollecita ad un cammino di rinnovamento. I lavori, moderati nella mattina dell’8 dalla dottoressa Magda Galati, Direttore ISFPS “Mons. Lanza”, sono stati aperti dall’Arcivescovo monsignor Fortunato Morrone, il quale, nel suo intervento su “I giovani e le sfide educative nella società”, ha proposto un’analisi reale del rapporto società e giovani denunciando la difficoltà comunicativa e la necessità di ascoltare l’universo emotivo dei ragazzi.

L’arcivescovo Morrone ha sottolineato come gli adulti, troppo concentrati su sé stessi, non aiutino a far crescere la bella singolarità dei giovani nella realtà odierna difficile e in trasformazione. Ha ricordato come la comunità ecclesiale abbia il compito di educare all’impegno civico per essere lievito di bene per tutti. È infatti doveroso aiutare i ragazzi a sentirsi parte di una realtà più grande e sostenerli con simpatia e stima perché possano sognare in grande.

A seguire la dottoressa Zinnarello, psicologa clinica, ha offerto una lettura di Mc 9, 14-29 nella prospettiva della psicologia sistematico- relazionale. Ha dotato l’uditorio di “occhiali sistemici” per meglio comprendere, ricordando che l’adolescenza è un momento della vita che mette in crisi tutto il sistema familiare, chiamato anch’esso ad evolversi per non rischiare un blocco totale. Gesù nel brano di Marco insegna che la cura dei legami è cura della persona, il Maestro si prende cura del padre e del figlio aiutandoli a cambiare atteggiamento; per guarire il sintomo del figlio (tormentato da uno spirito muto) serve l’impegno del padre. Per aiutare i giovani nel processo di individuazione sono necessarie relazioni autentiche con persone adulte che sappiano testimoniare valori perché i ragazzi cercano confronto, lealtà e genuinità dell’interesse.

La professoressa Crisarà, docente dell’ISSR, ha moderato il pomeriggio, dedicato alla scuola. Il professor don Tonino Sgrò, Direttore IT-RC, ha condiviso le esperienze di dialogo e ascolto con i giovani delle scuole superiori della città, nell’ambito di un progetto nato per aiutare gli stessi a collocarsi nel dibattito culturale, fornendo loro la possibilità di essere ascoltati in una società in cui si è «analfabeti dell’ascolto». Ne è emersa la loro fame, di buon cibo ma anche di amicizia, affetto e protagonismo; in mancanza di questo c’è il rischio che si cibino di “cibi velenosi” come le dipendenze.

Il relatore ha ascoltato la paura del dolore e della perdita, ma anche la durezza degli studenti, che richiede di avvicinarli senza sovrastrutture, con la consapevolezza che si è dinanzi a un «roveto ardente», per la preziosità e la possibilità di essere bruciati dal loro rifiuto. Ed ha ascoltato l’inascoltato perché l’ascolto si completa nel tempo, con la necessaria attenzione alla persona, alle relazioni autentiche, educando alla speranza, camminando con i giovani senza opprimerli.

 L'intervento del procuratore Di Palma su minori e dispersione scolastica A seguire il dottor Roberto Di Palma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, ha relazionato su: “Dispersione scolastica e delinquenza minorile”. Chiarendo che la dispersione scolastica è un fenomeno che passa inosservato, ha precisato che lo stesso spesso crea un bacino a cui attinge la malavita, capace di intercettare i bisogni dei giovani, colmando il loro vuoto affettivo e facendoli sentire “persona”. Ha comunicato l’avvenuta stipula di un protocollo sperimentale tra varie Istituzioni, avente lo scopo di ridimensionare tale fenomeno. È emersa ancora l’assenza delle figure adulte, ragion per cui anche la Chiesa deve accompagnare le giovani coppie alla responsabilità genitoriale.

Nella giornata di sabato, moderata dal professor don Marco Scordo,docente ISSR e IT-RC, il professor Fortuna, ha proposto un contributo dal titolo “Quando i giovani sono testimoni del Risorto: il neanískos di Mc 16,5”. Attraverso il brano che affida a un giovanetto l’annuncio della Risurrezione e all’atteggiamento di Gesù nei confronti dei giovani, il relatore ha sottolineato come i giovani siano autorevoli artefici dell’annuncio della novità cristiana, capaci di interpretarla ed annunciarla. Attraverso una lettura sinodale del brano del Vangelo marciano, ha sottolineato come questa pagina metta in discussione tutti: ognuno può decidere se fuggire dal nuovo cammino o aprire il cuore e lasciarsi interpellare dalle domande delle nuove generazioni e prepararsi alla nuova missione. Tibaldi (Isrr Emilia Romagna): «Il kerigma la sintesi delle sfide educative» L’ultima relazione delle Giornate teologiche svolte a Reggio Calabria è stata del professor Marco Tibaldi, Direttore dell’ISSR della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, dal titolo: “I giovani e le sfide educative nella Chiesa”. Le sfide educative della Chiesa - ha detto riprendendo le parole di EG - si possono sintetizzare in una, cioè ridire il kerigma. Questo significa declinare Cristo nella vita quotidiana dei giovani, riconoscere un modo di presentare la fede che è paradossale e non si può dare per scontato. L'intervento del direttore dell'Issr della Facoltà teologica dell'Emilia Romagna Marco Tibaldi È fondamentale fare esperienza di cosa significa che Gesù è il Salvatore, perché è il solo modo per essere credibili. Bisogna accostarsi ai giovani pronti a “scandalizzarsi”, stando attenti ai messaggi forniti, perché spesso si rivelano contraddittori e giudicanti. Si deve imparare a leggere le loro domande di fondo ed essere essenziali dicendo cose fondamentali con le loro categorie. Citando Genesi (Abramo e Sara) e San Paolo (At 14) ha mostrato come anche la risata sia un buon segno, perché rivela che si riconosce la grandezza della promessa di Dio che sorprende e supera ogni aspettativa.

Sono stati giorni ricchi di grazia, in cui tutti i relatori hanno saputo creare interesse e partecipazione dando vita ad uno stimolante dibattito. I giovani non hanno bisogno di moralismi, ma di attenzione, di amore, di fiducia, di figure adulte di riferimento con cui formare argini creativi e dialogare. Certamente si devono trovare nuovi linguaggi e avere il coraggio di andar loro incontro nella vita quotidiana, ricordando che nell’impegno con i giovani non si può fare un passo in meno dell’impossibile.



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