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L’ordinazione presbiterale di don Vincenzo Condello

01/07/2022

Evento di grazia vissuto dalla nostra Diocesi la sera del 30 giugno, nel decimo anniversario dell’ingresso in Diocesi del nostro Vescovo S.E. Mons. Francesco Milito, che ha presieduto la solenne concelebrazione, con l’ordinazione di un nuovo presbitero nella persona di Vincenzo Condello della Parrocchia di Santa Teresa di G. B. in Cannavà, avvenuta nella Cattedrale-Santuario Maria SS. Annunziata di Oppido Mamertina.

Vincenzo Condello, studente in architettura che in età giovane e in un momento difficile si riavvicina al Signore iniziando a pregare e a rifrequentare la messa domenicale che aveva abbandonato in età adolescenziale ritornando a stare bene e che in una notte di Natale di anni fa avverte la chiamata del Signore a seguirlo, lasciando il lavoro e trovando la vera gioia nel cammino verso il presbiterato.

Una gioia ben percepibile, in una cattedrale gremita, soprattutto da fedeli provenienti dalla Parrocchia di origine di Vincenzo e dalla Parrocchia Santa Famiglia in Palmi, luogo in cui egli presta il proprio servizio, in presenza del numeroso clero, sacerdoti e diaconi, tra cui suoi numerosi compagni di seminario arrivati da ogni luogo della Calabria, con i canti eseguiti dal Coro diocesano, diretto dal Maestro Don Domenico Lando.

Il Vescovo nella sua omelia ha ripercorso i dieci anni a partire da quel 30 giugno de 2012, giorno del suo solenne ingresso in Diocesi, e dal pomeriggio della sua Ordinazione Episcopale nello Stadio Comunale a Rossano Scalo, il 13 maggio dello stesso anno, giorno scelto per affidare subito alla protezione della Beata Vergine Maria di Fatima il suo ministero episcopale.

Di questi anni ha ricordato i kairoi nel chronos “che - ha affermato - rivelano l’operante presenza divina, sicura inconfondibile, rasserenante nei giorni della croce ed in quelli della luce, nei ricchi di esperienze esaltanti ed in quelli deprimenti con l’assistenza indiscussa, sicura del Signore, e la spinta a continuare ad incarnare il Vangelo perché eterna – cioè per sempre – è la sua misericordia!”.

Chiedendosi come possano interessare e commentarsi queste riflessioni di sapere autobiografico con un’esperienza di Chiesa comunitaria, allargata e solenne qual è quella che stiamo celebrando ha evidenziato che il “noi liturgico”, mai elimina l’ “io personale”. Piuttosto lo assorbe e lo vivifica nella circolazione della Comunità, del “noi”, che viene inserito e trasfigurato nella vita di Dio, per cui, come nella Trinità, ci si scopre l’uno speculare all’altro, il bene dell’Uno è bene per e di tutti.

Rivolgendosi a don Vincenzo il Vescovo lo ha invitato a tenere sempre in mente il Rito dell’Ordinazione che contiene il lievito madre della vita personale con cui impastare la massa, la famiglia dei fratelli che il Signore fa incontrare sul cammino della vita perchè nel Rito c’è tutta la divina struttura capace di reggere l’intero impianto architettonico della Casa-Chiesa e quando qualcosa non funziona, prima che infedeltà o debolezza, è perdita di memoria delle promesse fatte, degli impegni assunti sulle premesse della teologia del Sacramento.

Sarà importante per questo riferirsi sempre alla Parola di Dio, perché il prescelto ha nella parola che il Signore gli rivolge ed in ciò che gli chiede di compiere, il radicamento inconfondibile e riferendosi alla prima lettura del giorno, la vocazione del profeto Amos, il Vescovo ha affermato che “non ci è dato, non c’è permesso di aver paura, indietreggiare, pattuire, mistificare, contrattare la parola del Signore di fronte a nessuno e per nessun motivo, con il richiamo poi all’esortazione di Paolo ai Corinti della seconda lettura che ne è il miglior commento: «Perciò non ci perdiamo d'animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio”. Ha richiamato, per questo, la memoria dei primi martiri della Chiesa romana con la colletta che è un’implorazione per noi: «Fa’ (o Dio) che il loro coraggio nel combattimento ci infonda lo Spirito di fortezza e ci dia la gioia della vittoria» perché neanche noi siamo esenti da persecuzioni – esplicite, velate, di sottobanco ma occorre resistere con lo sguardo fisso in Dio «che dona agli inermi la forza del martirio».

Un ultimo riferimento al particolare momento di grazia che la Diocesi sta vivendo: il Sinodo diocesano con Vincenzo che è il sacerdote ordinato in quest’anno conclusivo e avendo fatto parte come Membro a tutti i lavori sinodali, porta dunque con sé un bagaglio di memoria ed esperienza diretta insieme ad altri compagni seminaristi di questo triennio, tale da poter essere operatori tra i primi del vissuto nella recezione del Sinodo. Richiamando la figura di presbiterio ideale e reale che ci si aspetta dal Sinodo, lo ha invitato soprattutto a farsi attento alle voci dal basso cui corrisponde anche la nostra voce se non dall’alto, almeno accanto. Ha richiamato per questo il testo delle considerazioni ricevute proprio da una voce esterna ma interessata al Sinodo, che esprime il desiderio “di una Chiesa in cui l'amore per il prossimo sia al centro di tutto e che sia un modello di comportamento e di vita non solo per i fedeli ma soprattutto per i sacerdoti stessi…Servono preti che invece di giudicare si avvicinino ai giovani con pazienza e amore, che li coinvolgano con l'esempio senza dettare regole comportamentali che spesso mal si sposano con il loro stesso stile di vita… una Chiesa che ami tutti indistintamente, che viva di amore sincero e che in qualche modo sia in grado di accogliere senza giudicare coloro che non la vivono più bene…i giovani, come gli adulti, non hanno bisogno di un predicatore che dà istruzioni come se fossero prese da un manuale, ma di un esempio da seguire. La Chiesa li deve accogliere senza giudicare perché il comandamento “Ama il tuo prossimo come te stesso” non significa puntare il dito contro chi non condivide le tue stesse idee. Una Chiesa con le porte aperte, umile, caritatevole, vicina al bisognoso, sempre disponibile. CHIESA = CASA DI TUTTI».

Ha concluso il Vescovo: “Che questo diventi l’abito invisibile da portare sempre. È un augurio speciale per te caro Enzo, è un auspicio per tutti i presbiteri della nostra Chiesa di Oppido Mamertina-Palmi, che nel momento di grazia di quest’ora rivivono il loro di tanti o pochi anni fa”.

È seguito il Rito dell’ordinazione come sempre momento fortemente suggestivo e colmo di emozione e commozione. Alla fine della celebrazione don Vincenzo ha ringraziato tutti i presenti, la sua famiglia che gli è stata particolarmente vicina in questi difficili ultimi anni, le autorità convenute, e ha ricordato soprattutto gli anni trascorsi in Seminario, fondamentali, perché “da un buon Seminario nasce un buon sacerdote”.

Ufficio Comunicazioni Sociali
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(Foto: Filippo Andreacchio)



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