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SOLENNITÀ SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO - Omelia di S.E.za Mons. Francesco Savino

18/06/2022


Gn 14, 18-20; Sal 109; 1 Cor 11, 23-26; Lc 9, 11-17

19  Giugno  2022

La festa del Corpus Domini che celebriamo dopo la festa della Trinità di Dio ci riporta a quel mistero eucaristico la cui memoria è già stata celebrata con particolare solennità la sera del Giovedì Santo.
La celebrazione di oggi assume, quindi, i caratteri di una ulteriore meditazione intorno al mistero centrale della fede cristiana, un mistero che occupa il centro della vita della chiesa.
Significativa l’orazione iniziale, la colletta: “Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucarestia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue …”. Il corpo e il sangue del Signore se sono per noi cibo e bevanda di vita, sono anche un mistero da “adorare”, consapevoli che tale dono eccede sempre la nostra capacità umana di comprensione.
È veramente significativo che al centro di questa festa troviamo una realtà così umana e concreta come quella del “Corpo e Sangue” che dicono tutto il mistero della incarnazione, cioè tutta la nostra umanità, fragile e debole, assunta pienamente da Gesù.
Nella Seconda Lettura di questa festa l’apostolo Paolo ci presenta il più antico resoconto della istituzione dell’Eucarestia nella notte della cena pasquale: “il Signore Gesù … prese del pane … e disse: «Questo è il mio Corpo, che è per voi» … Allo stesso modo … prese anche il calice …” (1Cor 11, 23-2 
Mirabile e commovente condivisione di tutto se stesso per il bene di tutti e di ciascuno.
Segue nella comprensione della condivisione il  cosiddetto racconto della “moltiplicazione dei pani” attestato per ben sei volte nei vangeli (due in Marco e in Matteo, una in Luca e in Giovanni), il che ci dice come quell’evento fosse ritenuto di grande importanza nella vita di Gesù.
Gesù nel Vangelo secondo Luca prende con sè i discepoli, li porta in disparte per un ritiro, ma le folle lo seguono ostinatamente avendo saputo che si era appartato.
Gesù con grande capacità di misericordia accoglie le folle, pur desiderando in quel momento un luogo di silenzio, solitudine e riposo per i discepoli. È lo stile ospitale di Gesù che include tutti. Le persone vogliono ascoltarlo perché percepiscono che egli può dare loro fiducia e può liberarle da tutto ciò che opprime la loro vita. 
“Il giorno cominciava a declinare e  i dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta»”.
“La loro richiesta è all’insegna della saggezza umana, nasce da uno sguardo realistico, eppure Gesù non approva quella possibilità razionale, ma chiede loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Con questo comando li esorta a entrare nella dinamica della fede, che è avere fiducia, mettere in movimento quella fiducia che è presente in ogni cuore e che Gesù sa ravvivare. Ma i discepoli non comprendono e insistono nel porre di fronte a Gesù la loro povertà: hanno solo cinque pani e due pesci, un cibo sufficiente solo per loro!” (cfr. Enzo Bianchi).
Gesù prende l’iniziativa e ordina di far sedere tutta quella folla a gruppi di cinquanta, perché non si tratta solo di sfamarsi, ma di vivere una vera e propria cena.
Poi “Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuisse alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste”.
Domandiamoci: cosa significa questo evento? Normalmente si parla di “moltiplicazione dei pani” ma nel racconto non c’è questo termine. C’è stata la condivisione del pane, lo spezzare il pane, e questo gesto ha generato cibo abbondante per tutti. Comprendiamo come questo accadimento sia prefigurazione di ciò che Gesù farà a Gerusalemme la sera dell’ultima cena, lo stesso gesto fu ripetuto da Gesù sulla strada verso Emmaus. Sono tre episodi che recano lo stesso messaggio: la gente ha fame del regno di Dio e Gesù, che lo annuncia e lo testimonia, sazia questa fame con lo spezzare il suo Corpo, la sua Vita, offerta a tutti.
Questo è il mistero eucaristico nella sua essenza, nella sua nuda semplicità. Cristo si da a noi ed è cibo abbondante per tutti, nessuno è escluso. L’Eucarestia è il magistero per le nostre tavole quotidiane, dove spesso il cibo è abbondante ma non condiviso con quanti hanno fame e ne sono privi. Le nostre celebrazioni eucaristiche rischiano di essere vuote perché manca l’essenziale, che consiste nella condivisione del cibo, direi ancora di più della vita, con gli altri, soprattutto i marginali, gli impoveriti. Gesù inaugura un nuovo spazio relazionale fra gli umani, quello della comunione nella differenza, perché le differenze non sono abolite ma affermate senza che venga meno la fraternità, la solidarietà e la condivisione nelle relazioni. 
“Sì, dobbiamo confessarlo: nella chiesa si è persa quest’intelligenza eucaristica propria dei primi cristiani e dei padri della chiesa, vi è stato un divorzio tra la messa come rito e la condivisione del pane con i poveri! E se nel mondo esiste la fame, se i poveri sono accanto a noi e l’eucaristia non ha per loro conseguenze concrete, allora la nostra eucaristia appare solo scena religiosa e – come direbbe Paolo – «il nostro non è più un mangiare la cena del Signore» (cfr. 1Cor 11,20)” (cfr. Enzo Bianchi).
Dinanzi all’Eucarestia cantiamo un antico inno: “Et anticuum documentum novo cedat ritui” (l’antico rito cede il posto alla nuova liturgia), ma, purtroppo, restiamo ingabbiati nei riti e spesso non riusciamo a celebrare il “rito cristiano”, che è offerto in sacrificio dei nostri corpi a Dio attraverso il servizio dei poveri e l’amore fraterno vissuto “fino all’estremo” (Gv 13, 1).
“Questa nostra fede nella presenza reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, nel pane e nel vino consacrati, è autentica se noi ci impegniamo a camminare dietro a Lui e con Lui. Adorare e camminare: un popolo che adora è un popolo che cammina! Camminare con Lui e dietro a Lui, cercando di mettere in pratica il Suo comandamento, quello che ha dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità. Adorare Dio nell’Eucaristia, camminare con Dio nella carità fraterna” (Papa Francesco, omelia del 21 giugno 2014, Piana di Sibari).
Buona festa del Corpus Domini.

✠   Francesco Savino



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