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Consegnato il cimitero dei migranti di Armo (Reggio Calabria), Morrone: «Opera di carità, opera politica»

10/06/2022

«Quest'opera di carità è un'opera politica. E lancio un messaggio a tutti i calabresi: non delegate mai». Parla a chiare lettere l'arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova e presidente della Cec, monsignor Fortunato Morrone, durante la cerimonia di consegna alla città del cimitero dei migranti e dei poveri di Reggio Calabria.

Tra il plumbeo delle nubi cariche di pioggia spunta un germoglio di bellezza: è il cimitero dei migranti e dei poveri di Armo che stamattina è stato consegnato alla città di Reggio Calabria dalla Chiesa reggina. Durante la cerimonia, dal cielo piovono «lacrime di benedizione», come dice l'arcivescovo Morrone nel suo messaggio che anticipa la preghiera assieme ai fratelli di tutte le confessioni religiose presenti.

Proprio la bellezza è al centro del messaggio di Morrone: «Anche le salite più irte, se ci mettiamo insieme, le possiamo affrontare. Questo posto significativo lo rappresenta in pieno: si può raccontare di una Reggio e di una Calabria che si prende cura di tutti i fratelli, perché - indipendentemente dalla confessione religiosa - siamo tutti figli di un unico Dio».

L'arcivescovo reggino, poi, non lesina un messaggio alla politica: «La Chiesa ci sarà sempre per gli ultimi. Ce lo chiede il Vangelo. Ma questo non deve far dormire sugli allori quanti devono avere una visione politica della società. La questione dei migranti non può e non deve più essere gestita come un'emergenza».

Accanto al pastore della Chiesa reggina c'è don Marco Pagniello, direttore nazionale di Caritas Italia che ha sostenuto la realizzazione dell'opera segno assieme allo sforzo solidale di tantissimi volontari da tutta Europa.

La presenza di don Marco Pagniello, direttore nazionale di Caritas Italia, è stata anticipata dal messaggio che il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi ha voluto inviare per l'occasione. Proprio partendo dalle parole di Zuppi, don Pagniello ha spiegato come «Caritas Italia ha subito sposato questo progetto, sostenendolo con le proprie risorse e supportando il grande sforzo fatto dal territorio». «Questo luogo - ha aggiunto don Pagniello - deve essere un segnale forte che arriva alle Istituzioni nazionali ed europee: tutti hanno diritto di partire, tutti abbiamo il dovere di accogliere».

A proposito di risposta dal territorio, la direttrice della Caritas diocesana di Reggio Calabria - Bova, Mariangela Ambrogio ha spiegato come «il cimitero dei migranti e dei poveri di Armo è il risultato di una grande gioco di squadra dove tutti hanno fatto la propria parte. E, spesso, hanno dato anche di più».

Rispetto a quanti sostenevano che Reggio non potesse essere una città di accoglienza, «rispondono i fatti. La Chiesa reggina ha saputo raccogliere e rilanciare le energie migliori per un'opera segno che è davvero simbolo di pace ed universalità».

Sotto gli ombrelli assiepati ad Armo c'erano tutte le Istituzioni civili e militari di Reggio Calabria. Una risposta corale della città rappresentata, durante la cerimonia dagli interventi del Prefetto, Massimo Mariani, e dai sindaci facenti funzioni di Città metropolitana e Comune di Reggio Calabria rispettivamente Carmelo Versace e Paolo Brunetti.

Il Prefetto - confermando l'intendimento dell'arcivescovo Morrone - ha invitato tutti a non parlare più di «emergenza-sbarchi, in quanto ormai si tratta di una vicenda sistemica e che va affrontata con strumenti ordinari». Ai nostri taccuini, il primo inquilino del Palazzo di Governo di Reggio Calabria ha ribadito che, dopo il vertice col ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, «ci saranno ulteriori risorse per i territori coinvolti dai flussi migratori».

I sindaci Versace e Brunetti, invece, hanno voluto ricordare - senza nascondere la commozione - i giorni a cavallo tra il maggio e il giugno 2016 che hanno portato all'individuazione dell'area cimiteriale di Armo come luogo per una degna sepoltura delle 45 salme giunte al Porto di Reggio Calabria.

«Ricordo bene il rumore meccanico di quelle ore sulla banchina - dice Brunetti - e quell'umanità spezzata. Oggi c'è un luogo dove pregare per queste vittime, ma non dimentichiamo di quanti corpi sono andati dispersi nel Mediterraneo. È una tragedia alla quale non possiamo mai abituarci».

Quei giorni del 2016 «sono stati gli unici in cui non abbiamo ballato al Porto». Bruna Mangiola è intervenuta a nome dei volontari del Coordinamento diocesano sbarchi. Quelle donne e quegli uomini hanno negli occhi le immagini, «quei quarantacinque chiodi con cui è stata trafitta la croce al porto», che oggi ritrovano finalmente la giusta dignità.

«Abbiamo consolato le madri che piangevano per i loro figli, abbiamo abbracciato i figli che avevano perso la loro famiglia. Abbiamo lasciato tutto per essere lì con loro, così come oggi siamo qui» ha concluso Bruna Mangiola attorniata da sacerdoti, religiose e laici che hanno rappresentato (e rappresentano) il cuore pulsante della Chiesa reggina.



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