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SOLENNITÀ della SANTISSIMA TRINITÀ - Omelia di mons. Francesco Savino

11/06/2022




Pro 8, 22-31; Sal 8; Rm 5, 1-5; Gv 16, 12-15

12  Giugno  2022

È la festa cosiddetta della Trinità, fissata la prima domenica dopo la Pentecoste: è una confessione e al tempo stesso una celebrazione dovuta ai concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381).

Nella Bibbia non troviamo mai la parola Trinità, formula dogmatica, ma vi è senz’altro la rivelazione di Dio come Padre, della Parola fatta carne, Gesù il Figlio di Dio, e dello Spirito Santo di Dio, la forza attraverso cui il Padre e il Figlio operano nella storia.

Soltanto noi cattolici, a differenza degli altri cristiani, celebriamo questa solennità ascoltando i testi biblici nei quali troviamo il grande mistero della Tri-Unità di Dio.

Il Vangelo di questa Domenica è tratto dai “Discorsi di addio” di Gesù incontrati già più volte nel Tempo di Pasqua. Il protagonista è il Gesù glorioso del IV Vangelo, Signore del mondo e della chiesa nel suo oggi concreto, che parla alla chiesa spiegando che, ormai risorto, Egli è vivente in Dio e in Dio quale Dio.

Gesù, il Signore, ha già promesso di non lasciare orfani quanti credono in Lui, mandando loro lo Spirito Paraclito, l’avvocato difensore, e ha invitato i credenti ad avere fiducia in Lui mettendoli in guardia rispetto al mondo nel quale essi vivono, preannunciando loro persecuzione e ostilità, ma assicurando loro che il Principe di questo mondo è stato vinto definitivamente da lui.

Gesù nel Vangelo, rivolgendosi ai discepoli, dice: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (ver.12). Molti fatti sono accaduti nelle ultime ore, troppe parole ancora da rielaborare! Capita spesso, anche a noi, di vivere momenti talmente densi di accadimenti che non siamo più in grado di accogliere altre indicazioni e abbiamo bisogno di una pausa e di uno stacco. Ormai il tempo della vita terrena di Gesù sta per finire. Il suo tempo terreno è scaduto. Ed è per questo che Gesù puntualizza in maniera significativa che “quando verrà Lui, lo Spirito della Verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito e vi annuncerà le cose future”.

Gesù richiama anche la perfetta comunione tra Lui e il Padre: “Tutto quello che il Padre possiede è mio”.

“Gesù appare perfettamente padrone della situazione e del tempo, non introduce «a denti stretti» il Padre e lo Spirito, quasi all’incalzo e a delega di una sua incapacità a compiere tutto quanto si era prefissato. No, egli sa bene, potremmo dire per esperienza diretta e costante, che è divino non solo il donare ma anche il ricevere, l’offrire come anche l’accogliere. Questo è forse il tratto che ci colpisce maggiormente: la piena condivisione di intenti e di operazioni all’interno della Trinità, condivisione che diviene simbolo e modello per la chiesa e per ogni compagine umana. L’amore si alimenta in un incessante dare e ricevere e Dio stesso vive così” (Monastero di Dumenza).

Dio è comunità di persone! Di persone in comunione circolare di amore! Dio, il Padre, è l’amante, il Figlio è l’amato, e lo Spirito Santo è l’amore.

L’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è chiamato ad essere e a vivere una relazione di amore con la creazione, con il mondo e con gli altri. Anche la chiesa, il popolo di Dio in cammino verso il compimento del non-ancora del regno, non può che essere una comunità di persone che vivono all’interno e al di fuori la circolazione trinitaria dell’amore.

La Seconda Lettura della liturgia tratta dalla Lettera ai Romani riprende opportunamente l’esperienza dell’amore: “La speranza, poi, non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.

Il dono dell’amore che ci raggiunge, se accettiamo di accoglierlo con riconoscenza, ci abilita ad un’azione e ad una testimonianza missionarie, rendendoci forti e maturi anche nelle tribolazioni.

“La delizia di Dio (cfr. Pr 8, 30-31; Prima Lettura), del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, risulta allora essere quella di coinvolgere in questa dinamica di amore ogni essere umano, svelandoci in tal modo l’elementare e gioiosa essenza della propria intimità. Domandiamo ancora a Dio, uno e trino, lo stupore e il coraggio di partecipare in pienezza «a questa grazia nella quale ci troviamo» (Rm 5, 2)”.

La Solennità della Santissima Trinità ci invita a vivere gli avvenimenti quotidiani come lievito di comunione, di consolazione e di misericordia.

Se ci lasciamo consapevolmente inabitare dalla Trinità ci renderemo conto che gli altri sono un dono e mai un inferno.

E per confortare questa speranza che attende Essa doni il miracolo, il miracolo di un'evidenza che è l’anticipo del Paradiso.

Buona Domenica.

✠   Francesco Savino



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