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DOMENICA  di  PENTECOSTE - omelia di Mons. Francesco Savino

04/06/2022



At 2, 1-11; Sal 103; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26

 

5  Giugno  2022

 

Nella liturgia di questa Domenica, solennità della Pentecoste, dopo aver letto il racconto della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su Maria, la madre di Gesù, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua (cfr. Prima Lettura) si proclama il testo del Vangelo secondo Giovanni nel quale viene raccontato il dono dello Spirito ai discepoli la sera dello stesso giorno della resurrezione, il primo giorno della settimana ebraica. Questa differenza non dice contraddizione ma testimonia che la chiesa legge lo stesso evento del dono dello Spirito in modi diversi.

In origine la Pentecoste era il “cinquantesimo giorno” dopo la festa della Pasqua, inizio in Israele della “festa delle settimane” (Shabu’ot) a conclusione della mietitura. In seguito, a partire dal II sec. A.C., il cinquantesimo giorno diventa “festa dell’alleanza” (Shebu’ot) con un riferimento specifico a quella sinaitica cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto. Negli Atti degli Apostoli la Pentecoste si arricchisce ulteriormente di un nuovo significato: cinquanta giorni dopo la Pasqua di Gesù, l’uscita dalla tomba, Dio nel Risorto inizia per Israele e per tutti i popoli la “festa dell’alleanza nella Spirito”.

Tre simboli ci aiutano a comprendere il significato del dono dello Spirito: il vento, il fuoco, la glossolalia. 

Il vento, o soffio, è il segno classico della irruzione creatrice di Dio nel cosmo (Gen 1, 2), nella creatura umana (Gen 2, 7), nel Messia (Is 11, 1-2), nel credente (Gv 3, 8). Quando Gesù “aliterà” sui discepoli avrà inizio la ri-creazione dell’umanità.

Il simbolo del fuoco è al tempo stesso segno del Dio trascendente, il fuoco infatti non può essere afferrato e schiacciato con le mani, e segno di Dio immanente, il fuoco riscalda e purifica dalle scorie.

La glossolalia significa il dono dei carismi e non la pluralità della conoscenza delle lingue al di là di ogni normalità. Con questo segno si vuole anche indicare il superamento della frattura dell’umanità, vedi il racconto della torre di Babele (Gen 11). Esso ora diviene il segno chiaro della universalità della chiesa che, pur nella molteplicità culturale ed etnica, è unico corpo di Cristo.

Su questo dato ecclesiologico c’è tutta la riflessione paolina sul dono dello Spirito, come criterio di verifica dell’autenticità della fede, che è dono dello Spirito. Sempre per Paolo lo Spirito è il criterio di verifica e l’origine dei carismi autentici e, come egli afferma nella Lettera ai Romani (Seconda Lettura), “non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”.

Secondo il Vangelo di Giovanni è “l’altro Paraclito” (Gv 14, 6), altro rispetto a Cristo stesso (cfr. 1Gv 2, 1).

Se Cristo, in quanto Paraclito, è stato accanto ai suoi e con loro nel tempo della sua esistenza terrena, ora lo Spirito Paraclito sarà per sempre con i discepoli (cfr. Gv 14, 16) e sarà in loro (cfr. Gv 14, 17).

Come giustamente annota Luciano Manicardi, monaco di Bose, rifacendosi al Vangelo di questa Domenica, “il compito dello Spirito, chiamato anche “Spirito di verità” (e per Giovanni la verità è la rivelazione cristologica), è di condurre il credente a un’assimilazione in profondità, un’interiorizzazione delle parole e dell’insegnamento di Gesù, dunque della sua stessa vita e presenza. Le funzioni dello Spirito sono: insegnare e ricordare (cfr. Gv 14,26), dunque funzioni che orientano verso l’interiorità, l’edificazione di una vita interiore. Questo testo giovanneo sottolinea la dimensione interiore dell’azione dello Spirito, essenziale per una vita cristiana che voglia essere sacramento della presenza del Signore. Senza vita interiore animata dallo Spirito, la sequela di Cristo resta su un piano di pura esteriorità, la fede rischia di ridursi a gnosi, la speranza a ideologia, l’amore ad attivismo”.

Così testimonia Isacco il Siro: “Quando lo Spirito stabilisce la sua dimora nell’uomo questi non può più smettere di pregare, perché lo Spirito non cessa di pregare in Lui: dorma o vegli, la preghiera non cessa in Lui; mangi o beva, dorma o lavori, il profumo della preghiera esala spontaneamente dal suo cuore: ormai questo cristiano non fa più preghiera in ore determinate, ma prega in ogni momento”. 

Con le parole di San Charles de Foucauld preghiamo, nella Pentecoste di quest’anno, dicendo: “Oh! Mio Signore Gesù, mandaci il tuo Spirito, mandalo a tutti gli uomini tuoi figli, a tutti gli uomini per cui sei morto, a tutti gli uomini che ami, a tutti, poiché vuoi che tutti ti seguano, che tutti ti imitino amandoti, obbedendoti, mandalo in particolare a tutti coloro che hai posto vicino a me sulla terra, a tutti coloro per i quali vuoi che preghi in modo particolare. MandameLo, mio Dio, affinché animato da questo stesso spirito che ti ha animato, pieno della tua luce, conoscendoti chiaramente, vedendo in modo più preciso i tuoi pensieri, la tua volontà, pieno di questo amore di cui hai amato Dio e gli uomini in vista di Dio, pieno di questo coraggio che ti ha fatto abbracciare tutto ciò che era più perfetto e compierlo interamente malgrado le sofferenze della natura e le persecuzioni degli uomini e dell’inferno, io ti imiti o mio Dio, Ti ami anch’io del più grande amore, e ti obbedisca compiendo anch’io ciò che è più perfetto in tutto, secondo la tua parola «siate perfetti come il Padre vostro è perfetto»... Oh! Mio Dio! Da’ a tutti noi il tuo spirito, a me tuo indegno figlio, che tengo gli occhi alzati verso di te, tra la Santa Vergine e santa Maddalena, a coloro che tu mi hai donato in modo del tutto particolare, a tutti gli uomini tuoi figli, e miei fratelli. Donaci il tuo spirito, o beneamato Gesù, affinché animati da Lui noi abbiamo tutti i tuoi pensieri. Donaci il tuo spirito, o Gesù, affinché animati da Lui i nostri cuori siano uniti al tuo, e noi amiamo Dio e gli uomini come il tuo cuore li ama. Donaci il tuo spirito, o Gesù, affinché pieni della tua forza noi compiamo le tue opere; facciamo in tutto ciò che è più perfetto come tu l’hai fatto, obbediamo in tutto al Padre tuo come tu hai fatto in tutto la sua volontà. O Gesù donaci il tuo spirito, affinché ci animi come ha animato te, e ci faccia avere i tuoi pensieri, amare come tu hai amato, agire come tu hai agito, e così attraverso ciò imitarti, amarti, obbedirti perfettamente, o beneamato Gesù. Amen, amen, amen!”.

Chiediamo che anche per noi l’attrattiva Gesù rinnovi, purifichi e rinnovi il nostro povero cuore.

Buona Domenica.

 

   Francesco Savino



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