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Coronavirus, il vescovo di Locri scrive ai sacerdoti

03/01/2022

Coronavirus, il vescovo di Locri scrive ai sacerdoti. Il perdurare della pandemia e l’aumento dei contagi preoccupano anche le comunità ecclesiali. Il vescovo di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva ha inviato, proprio per questo, una lettera ai sacerdoti nella quale, parlando di questo «tempo di prova, che ci fa prendere coscienza delle nostre fragilità», incoraggia, innanzitutto, i presbiteri a «non far mancare ai fedeli gli aiuti spirituali necessari; l’accompagnamento ed il sostegno dell’Eucaristia».

«Restiamo accanto alla nostra gente - scrive il vescovo ai sacerdoti - condividendone le sofferenze e le preoccupazioni, senza chiuderci nel nostro individualismo. A volte il buio sembra avere il sopravvento, ma il nostro orizzonte non sono le tenebre, l’incertezza e la paura, quanto una Luce che viene dall’alto ad illuminare il nostro cammino».

Per uscire dalla pandemia, ancora monsignor Oliva, serve un impegno comune. Da qui l’invito, non solo a pregare per quanti sono sofferenti, per i sacerdoti che hanno contratto il virus e si trovano in quarantena o in isolamento, per i medici e per tutto il personale sanitario che generosamente è impegnato nella cura degli ammalati. Ma anche a quanti non l’hanno ancora fatto di vaccinarsi.

Coronavirus, la lettera del vescovo di Locri ai sacerdoti

«La tutela della salute dei più deboli e dei più esposti a gravi pericoli è da sempre parte integrante della missione della Chiesa. Seguendo il Signore, medico delle anime e dei corpi, incoraggiamo i fedeli che ancora non l’hanno fatto a sottoporsi al vaccino, che ad oggi è la miglior difesa, l’unica possibile per arginare gli effetti malefici del virus». Il vescovo di Locri – Gerace, riprende le parole di papa Francesco pronunciate nel videomessaggio ai popoli dell’America latina lo scorso 18 agosto: «vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore. E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli».

Per monsignor Oliva, «Chi rifiuta il vaccino per motivi personali non dà esempio di responsabilità. Dimenticando che potrebbe essere anche lui portatore (involontario) del contagio, mette a rischio l’incolumità altrui».

Augurando che la pandemia «possa renderci più solidali e disponibili ad accettare con pazienza e senza riserve le disposizioni che vengono impartite a tutela della salute», il presule – ancora nella sua lettera – ribadisce la necessità di rispettare i Protocolli adottati per prevenire infezioni da Sars-CoV-2. «La cura per la salvezza delle anime – afferma – non può distoglierci dall’impegno di tutelare la salute dei corpi».

Non si può trascurare il fatto che alcuni servizi svolti dagli operatori pastorali sono per loro natura caratterizzati da un particolare rischio di contagio. «È perciò nostro dovere adottare tutte le misure necessarie a ridurre quanto più possibile questo rischio, pur nel rispetto della libertà dei singoli».

Le disposizioni sul Covid del vescovo Oliva

Rimanendo validi il Protocollo firmato dalla Presidenza della CEI e dal Governo in data 7 maggio 2020 e le integrazioni successive del Ministero dell’Interno e della Segreteria Generale della CEI, S.E. monsignor Oliva, ad integrazione e conferma delle disposizioni già date, dispone quanto segue:

L’uso corretto e costante della mascherina FFP2, senza filtro. Il possesso della certificazione verde anti-Covid (Green pass), nella versione rafforzata, ottenibile, secondo le indicazioni di legge, con vaccinazione (almeno due dosi) da non oltre 9 mesi o guarigione da non oltre 6 mesi. Sono alcune delle disposizioni impartite agli operatori pastorali: ministri ordinati, gli accoliti, ministri straordinari della Comunione, catechisti, animatori liturgici ed oratoriali, operatori Caritas. «Ogni sacerdote – inoltre – ricorra al vaccino nelle dosi previste, rispettoso dell’insegnamento del Santo Padre Francesco che l’ha definito un “atto di amore” verso gli altri, ed incoraggi i fedeli a farlo».

Particolari indicazioni sono date per la celebrazione dei funerali in chiesa. «La partecipazione è consentita nel «rispetto rigoroso del numero dei partecipanti consentito sulla base della capienza della chiesa, come indicato all’ingresso». Così come viene bandito il saluto finale con la stretta di mano sia all’interno del luogo sacro che sul sagrato. In caso di decesso per Covid, ancora secondo le disposizioni del vescovo, il rito della benedizione va garantito al cimitero con «la partecipazione dei soli parenti più stretti».

Le disposizioni sul coronavirus del vescovo di Locri chiariscono, inoltre, che il Green pass non è necessario per partecipare alle celebrazioni. È sempre necessario, però, le distanze interpersonali prescritte: «un metro quando si è seduti; 1,5 metri durante gli spostamenti». Il vescovo Oliva ha disposto, infine, la sospensione per un mese di tutte le attività e manifestazioni diverse da quelle pastorali e dalle celebrazioni strettamente liturgiche.

La speranza è che la situazione possa migliorare. Tuttavia, «le disposizioni potranno essere soggette a aggiornamenti in ragione dell’andamento della pandemia e alla luce di eventuali nuove disposizioni normative».



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