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Rossano. Un parco per riconnettersi all’Essenziale, grazie alle agostiniane

05/12/2021

Rossano, parco delle agostiniane per riconnettersi all'Essenziale. Vatican News racconta il Giardino ispirato alla Laudato Si' che ospiterà le suore di clausura del Monastero Sant’Agostino a Rossano. Sarà il primo monastero di clausura femminile delle monache agostiniane del Sud Italia sviluppato dalle parole di papa Francesco.

Persino gli occhi di suor Maria Lucia sorridono mentre descrive come immagina il Giardino che presto nascerà attorno al Monastero Sant’Agostino a Rossano, in Calabria. Verde, deve essere innanzitutto, ombreggiato da tanti alberi di ogni specie e dimensione, ma scelti nel rispetto della biodiversità tipica di questa zona, incorniciata tra il Mar Ionio e i Monti della Sila Greca. Pieno di fiori, dai colori accesi, tra cui le farfalle possano danzare indisturbate; profumato di essenze odorose particolari, decorato di cespugli dalle mille forme, col canto degli uccelli a far da sottofondo. Un paradiso, simile a quello dipinto da Dio, all’inizio dei tempi, che possa suscitare in ogni visitatore una nostalgia profonda per la cura del Creato, ma che sia anche spazio di sosta, preghiera, dialogo, dove respirare l’ossigeno della fraternità e dell’inclusione, con tanto di ampi viali percorribili dalle persone disabili.

Il progetto del Parco-Giardino di Rossano, ispirato alla Laudato si’ di Papa Francesco, parte da lontano, ma solo quest’anno, grazie ad una raccolta fondi ancora in corso, e ai tanti enti patrocinanti, ha preso corpo, e annuncia suor Lucia, ad aprile del 2022 sarà finalmente visitabile. Quando dall’Eremo di Lecceto, sulle colline senesi, le monache agostiniane sono arrivate qui, non c’era nulla nel raggio di chilometri, neanche il Monastero, inaugurato due anni fa nella Piana Vernile, il primo di clausura femminile nel Sud Italia, e anche il primo nella Penisola ad essere dedicato al grande padre della Chiesa, ma subito tutte loro, hanno percepito anziché solitudine o isolamento, il potenziale enorme di questo territorio, luogo ideale per riconnettersi con l’Essenziale.

“E’ stato un nostro confratello, padre Vittorino Grossi, grande studioso di Sant’Agostino, che venne a trovarci nel 2016, ad avere la prima intuizione – racconta suor Maria Lucia Solera, superiora delle monache agostiniane di Rossano - . Noi all’epoca vivevamo in una sede temporanea ma lo portammo a vedere il luogo dove sarebbe sorto il Monastero. Padre Vittorino si guardò intorno con stupore e disse: ‘oh come sarebbe bello qui un giardino fiorito e pieno di alberi’. Ci rilanciò in un attimo quello sguardo contemplativo che sa vedere oltre la realtà, che mira al potenziale di sviluppo, di bellezza e di bene, di cui ogni essere umano dovrebbe poter godere. Questo suo suggerimento non cadde nel vuoto, anzi! Ci mise in condizione di cominciare a sognare”.

“Tra l’altro – prosegue suor Lucia - poco dopo, ricevemmo la visita di un altro caro amico della comunità, un laico, agronomo, proveniente da Roma che era venuto a studiare alcune specie botaniche particolari nella Sila. Anche lui quando vide questo posto se ne innamorò subito, ed esclamò: ‘qui ci starebbe davvero bene un giardino!’ Ma non un giardino qualunque, piuttosto uno che ospitasse esemplari rari e preziosi di alberi e piante. A quel punto non potevamo far finta di nulla e per quanto ci sembrasse un progetto più grande di noi, abbiamo cominciato a lavorarci concretamente anche perché in questa idea c’era qualcosa di fortemente tipico della tradizione monastica: tanti monasteri, in Italia e non solo, nel corso dei secoli sono nati così. Venivano individuati posti malsani, aridi, pieni di spini e di rovi o magari paludosi che, attraverso il lavoro tenace di bonifica dei monaci, riprendevano vita, tanto da esser chiamati Chiaravalle.”

Suor Lucia ci tiene a sottolineare che dietro al progetto del Giardino, di cui si è parlato anche al “Forum dell’informazione Cattolica per la custodia del Creato” organizzato da Greenaccord, non c’è un lavoro fatto a tavolino dalle monache o dagli esperti e basta, ma un percorso “dal respiro sinodale” a cui tutti hanno partecipato: “abbiamo accolto nel tempo tanti suggerimenti, indicazioni, idee, della nostra gente – spiega – e credo che questo ascolto a tappeto abbia fatto la differenza. Inoltre tutto ciò ci è sembrato particolarmente importante dopo un tempo buio di pandemia che per lo più ci ha costretto in casa, in spazi chiusi, angusti, isolati… Posso dire che rileggendo la Laudato si’ di Papa Francesco non abbiamo trovato solo ispirazione, ma anche conferma di quello che stavamo facendo”.



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