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È reggino il nuovo assistente nazionale Acr

30/09/2021

È reggino il nuovo assistente nazionale Acr. In queste ore, la Cei ha ufficializzato alcuni nomine. Tra queste quella di don Francesco Marrapodi quale assistente nazionale dell'Azione cattolica dei ragazzi.

Don Francesco Marrapodi, sacerdote dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, è il nuovo assistente ecclesiastico nazionale dell'Azione cattolica dei ragazzi (Acr). Don Marrapodi, 31enne originario della parrocchia di Bagaladi, è stato ordinato sacerdote il 18 aprile 2015.

Fino al 1 luglio 2021 è stato vice Rettore ed economo del Seminario arcivescovile di Reggio Calabria - Bova, nonché vice Direttore del Centro diocesano vocazioni. Don Francesco Marrapodi è attualmente assistente diocesana dell'Acr reggina-bovese.

«Con stupore e gratitudine accolgo la chiamata della Chiesa Italiana, nella continuità del servizio svolto da don Marco Ghiazza, a prendermi cura dell'Azione Cattolica dei Ragazzi e dell'Ufficio Centrale Acr, mettendomi al servizio di tutta l'Azione Cattolica Italiana». Queste le prime parole da assistente nazionale Acr di don Francesco Marrapodi.

Il giovane sacerdote reggino prosegue: «"Le cose d'ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare…": così cantava Sergio Endrigo, ed è così che voglio pormi di fronte a questa bella novità offerta alla mia vita. Dopo aver assaporato la gioia della evangelizzazione e l'impegno educativo nella mia Chiesa Diocesana di Reggio Calabria-Bova, il mio ministero è chiamato ad allargare gli orizzonti per maturare sempre di più nella docilità del discepolato».

«"La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre". Ancora una volta, desidero rendere salda la mia vocazione e il mio ministero presbiterale, ponendo le fondamenta nella Parola di Cristo. Nel riconoscere la mia povertà, a essa tendo l'orecchio perché si dilati il mio cuore e io possa compiere gesti di compassione» spiega don Francesco.

«Al Vescovo Gualtiero, - dichiara il neoassistente nazionale Acr - a don Fabrizio, a don Gianluca, a don Mario, consegno il mio sacerdozio perché possano farmi sperimentare il dono della fraternità e la bellezza della generatività spirituale. Al Presidente Giuseppe, a tutta la Presidenza e al Consiglio Nazionale, offro il mio sacerdozio perché, nella custodia reciproca, possa portare frutti buoni che sanno di Vangelo. Ad Annamaria e a tutto l'Ufficio Centrale ACR, affido il mio sacerdozio, tutto me stesso perché attraverso la mia umanità possiate incontrare il Dio vero e fedele che fa nuove tutte le cose».

Infine il pensiero finale di don Marrapodi: «Ai bambini e ai ragazzi di tutte le Diocesi d'Italia, rivolgo il mio sguardo perché da loro, proprio dai più piccoli, io possa imparare ad accogliere con semplicità il Regno di Dio e a legare il mio cuore a quei sogni che rendono più bella la nostra Chiesa, la nostra umanità.
Per mezzo di Gesù, ringrazio Dio Padre per il dono che sarete nella mia vita e vi chiedo di pregare per me, perché lo Spirito dell'Amore illumini, custodisca e regga i miei passi. E con la Vergine Maria, continuiamo a dire il nostro SÌ».

Il Consiglio Permanente si è confrontato ampiamente sul Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Papa Francesco è intervenuto in diverse occasioni sulla sinodalità – dal Convegno Ecclesiale Nazionale, svoltosi a Firenze nel 2015, fino al recente discorso alla Diocesi di Roma – delineandone ragioni, finalità e modalità di fondo e insistendo sull’ascolto «dal basso», attraverso la consultazione capillare del Popolo di Dio, per intercettarne il «senso di fede», in un dialogo costante con il Magistero.

Il processo sinodale, che si aprirà tra poche settimane in tutte le Chiese del mondo, rappresenta una grande opportunità anche per le Chiese in Italia. Il Consiglio ha confermato la scelta di assumere il primo anno del Sinodo universale, che partirà dalle singole diocesi, come primo anno del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.



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