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La Casa di Spiritualità di Dipodi ha ospitato l'incontro della Pastorale familiare calabrese

09/09/2021

«Ripartiamo dalla casa». Questo l'incipit per tre giorni in cui i delegati della Pastorale familiare calabrese si sono lasciati «provocare dalla Parola». Un modo diverso per pensare a un nuovo inizio dell'anno pastorale alla luce di Amoris Laetitia. «Una bomba, per molti aspetti non del tutto esplosa, con le sue possibilità d’innovazione e di grazia».

Così monsignor Angelo Panzetta, vescovo di Crotone – Santa Severina e presidente della Commissione regionale di Pastorale familiare, ha aperto i lavori del raduno. Ad ospitaro è stata la casa di spiritualità di “Bethel Tabor” di Dipodi (Catanzaro).

Il momento di confronto è stato organizzato da don Piero Romeo, Silvia e Giuseppe Alì, rispettivamente sacerdote e coppia responsabile della stessa commissione. In perfetta sintonia con il pensiero del Papa che ha dedicato quest’anno a “Famiglia-Amoris Laetitia”, i promotori hanno voluto rilanciare l’Esortazione apostolica «non tanto perché sia studiata – ha sottolineato monsignor Panzetta – ma perché sia vissuta concretamente nelle nostre chiese».

A guidare la riflessione, padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale familiare della Cei, a partire dai tre verbi che danno il titolo al capitolo ottavo di Amoris Laetitia: accompagnare, discernere, integrare; ai quali ha aggiunto un quarto: “accogliere”, come pure suggeriva papa Francesco parlando alla diocesi di Roma, tre mesi dopo l’uscita dell’Esortazione.

Quattro le icone bibliche proposte, una per ogni verbo, tutte rette dal filo rosso della bellezza dell’amore che conduce alla verità, rende liberi, accorcia le distanze, fa gioire.

Accogliere tutti. Come Gesù di fronte all’adultera: accoglie la donna e anche scribi e farisei. Avrebbe potuto vincere su loro, elencando i loro peccati, ma li avrebbe persi. Sceglie, invece, di porli davanti alle loro coscienze, prospettandogli una via che rompe i loro rigidi schemi mentali. Desidera arrivare anche a loro. A tutti.

Accompagnare verso la salvezza. Imitando Gesù con i discepoli di Emmaus, percorrendo una strada lontana da Gerusalemme, rimanendo in silenzio, facendosi prossimo nella realtà vissuta. Ricercare, dunque, chi è lontano dalla verità, ascoltarlo, condividere con lui un pezzo di cammino, entrare nella sua storia attraverso le emozioni.

Discernere per liberare. Applicando la parabola del giovane ricco, alla ricerca della felicità, dalla buona condotta, pronto a fare la domanda giusta alla persona giusta. Amato a tal punto da essere messo nella condizione di voltare le spalle all’Amore stesso. E Gesù continua ad amare anche quelle spalle.

Integrare con pazienza. Come il Padre di fronte alle domande e alle scelte sbagliate del figliol prodigo. Sa piangere per il figlio che va via, ma non scende a compromessi: sa abitare la casa. Per integrare non occorre rincorrere, né fare sconti, ma saper stare nella solitudine, aspettare i tempi dell’altro e poi gioire al suo ritorno.

Quattro verbi non per i fidanzati o per i gruppi famiglia o per le coppie in crisi. Ma per la famiglia in tutto il suo ciclo vitale. Ripartire dalla consapevolezza che “famiglia” è principio ermeneutico che caratterizza la pastorale di tutta la Chiesa.

Nella convinzione che occorre ripartire dalla casa, centro di diffusione del vangelo. Nella certezza che la famiglia è luogo di bellezza. Come recita una canzone di Samuele Bersani, citata da fra Vianelli, “Ene e Sanax”: «In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore». «Essere sposi è bello. La via del matrimonio è bellezza; non stancatevi di annunciarlo!». Ecco il mandato di monsignor Panzetta alle famiglie calabresi.



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